Vermicino - L'Italia Nel Pozzo

Come tutti quelli che hanno la mia età (o qualche anno in più) ricordo molto bene la storia del povero Alfredo Rampi, un bambino di 6 anni caduto in uno strettissimo pozzo artesiano e scivolato poi per 60 metri sottoterra dove poi morirà dopo un’interminabile agonia durata quasi tre giorni, le cui ultime 18 ore furono seguite da un’allucinante diretta Rai no stop a reti unificate. Era il 1981.

È uscito un bel libro di Massimo Gamba, interamente dedicato alla vicenda, che ho letto negli scorsi giorni.
La prima parte del libro è una dolorosa e dettagliata cronistoria di tutto quello che accadde trent’anni fa attorno e dentro quel pozzo, tutto molto ben documentato e raccontato con precisione.
È una lettura molto angosciante e spesso ai limiti del sopportabile, però si limita a documentare senza scivolare in facili patetismi. Viene raccontato tutto, quasi ora per ora, ed è incredibile leggere, col senno di poi, dell’incredibile disorganizzazione dei soccorsi, di tutti gli errori che sono stati fatti e della sfortuna che si è costantemente accanita contro Alfredino e i suoi soccorritori.
Terribili alcuni dettagli (comunque risaputi) come quello del volontario Angelo Licheri che si fa calare nel pozzo per cercare di tirare su il bambino e che non ci riesce per ben 7 volte e che afferrandogli il braccio gli spezza il polso, oppure il fatto che il cadavere è stato recuperato un mese dopo la tragedia, dentro un prisma di ghiaccio perché dentro il pozzo veniva costantemente versato dell’azoto liquido in modo da conservare in maniera ottimale il cadavere per l’autopsia.
Interessantissimo, poi anche l’aspetto mediatico della vicenda, con l’incredibile diretta tv con una sola telecamera sempre fissa, che è rimasta accesa per 18 lunghissime ore, che ha testimoniato il fallimento dei soccorsi e l’illusione di poter tirare fuori il bambino da un momento all’altro. Una diretta che ha cambiato per sempre la storia della tv in Italia ma anche la storia del costume. Fu davvero un evento epocale nella sua tragicità.
La seconda parte del libro si sofferma sul processo, sulle tesi che parlano di un possibile omicidio di Alfredino, sulle polemiche che hanno investito la Rai…
Tutto davvero molto interessante, lo consiglio davvero.
Il libro poi ha anche un interessante apparato iconografico.
Trascurabilissima (per non dire inutile) la brutta prefazione di Veltroni.

Costa una decina di euro ma lo si trova anche a meno su BOL per esempio.

Chi è interessanto alla vicenda può anche recuperare il bel documentario “L’Italia di Alfredino” che è stato trasmesso durante “La Storia Siamo Noi”. Molte delle cose raccontate nel documentario vengono citate nel libro.

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Ti devo correggere purtroppo: l’unico evento epocale qui dentro è ovviamente Avatar. :awe:

Comunque ho sfogliato il libro alla feltrinelli qualche giorno fa, sembrava davvero interessante e stavo quasi per prenderlo. In più mi chiedevo quando e come fossero riusciti a tirar fuori da lì il corpo del bambino, ma mi hai risposto tu… devo quindi dedurre che a suo tempo fecero un funerale con la bara vuota… tristezza.

Immagino che la presenza di almeno 2 o 3 nani nel racconto di quei giorni sia stata per te motivo di acquisto obbligatorio, inoltre :tuchulcha

No, i funerali avvennero il 15 luglio, solo dopo che fu recuperato il cadavere ed effettuata l’autopsia.
La bara fu portata da alcune delle persone che cercarono di salvarlo.

Quali nani?

Ah ok, quindi hanno proprio aspettato di poter recuperare il corpo… ok.

Mi pareva di ricordare che un paio di nani si fossero offerti di calarsi nel pozzo approfittando delle loro dimensioni…?

Sì, nella frenesia di quei momenti si pensò di cercare persone estremamente magre che sarebbero potute entrare nel pozzo e tirare fuori il bambino.
Ci furono infatti 3 volontari (che curiosamente si chiamavano tutti “Angelo”) che furono calati nel pozzo proprio per la loro estrema magrezza.
Arrivarono anche alcuni nani dai circhi dei dintorni (nel libro c’è anche una foto di uno di questi) ma non furono utilizzati perché erano sì piccoli ma anche molto tozzi e non sarebbero passati nello stretto cunicolo.
Arrivarono anche due minorenni, un napoletano che si presentò con l’autorizzazione scritta del padre e un altro ragazzino, accompagnato dal padre. Nel delirio collettivo uno di loro fu quasi sul punto di essere calato nel pozzo, poi un magistrato presente a Vermicino impedì la discesa all’ultimo minuto.

veramente una delle storie non strettamente personali che ricordo con più disagio nella mia vita, sempre cercato di rimuoverla, non comprerò questo libro manco scannato

unica consolazione, l’emozione collettiva fu talmente forte che si iniziò a fare qualcosa in termini di sti affari pericolosissimi e anche in maniera più generale in termini di dotarsi di un sistema di protezione civile

Io all’epoca avevo 3 anni e ho dei ricordi davvero vividi. Ricordo l’atmosfera che c’era a casa mia, con i miei che seguivano la diretta e che non riuscivano a nascondere l’angoscia e la tensione, ricordo un disegno che mostrava la situazione (il pozzo di Alfredino, quello scavato dai soccorritori, le indicazioni con la profondità e tutto il resto), ricordo la foto di Alfredino con la canottiera a righe, ma soprattutto ricordo un’immagine notturna di Franca Rampi china sul pozzo mentre si sente fortissima la voce del bambino che urla “mammaaaaaa!” (dentro il pozzo fu calato un microfono della Rai). Davvero indimenticabile.

Comunque è vero, si può dire che questa tragedia abbia portato alla nascita della protezione civile, nel libro se ne parla abbondantemente.

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è anche vero che la tragedia di sto ragazzetto seguì di pochi mesi il disastro dell’irpinia, che magari voi eravate giovani e non ve lo ricordate, però il terremoto ci fu verso le 7 di sera e ci si accorse che se ne era calata mezza campania solo il giorno dopo e solo grazie alle segnalazioni che fecero i radioamatori con i cb giacchè le antenne radio erano le uniche cose rimaste in piedi

ovviamente è del tutto OT la storia per molti versi delirante della gestione e delle funzioni assegnate alla protezione civile in italia nel corso degli anni, ma di certo ci fosse stata una struttura adatta all’epoca di vermicino che avesse evitato tutte le cazzate che si fecero “a caldo” e la completa disorganizzazione del tentativo di salvataggio, è facile purtroppo che quel ragazzetto si ritirava su vivo

Infatti la storia di Vermicino fu anche un tentativo per cercare di far fare bella figura ai soccorritori e riparare in qualche modo (almeno a livello di immagine) ai danni fatti in occasione del terremoto in Irpinia (dove buona parte delle vittime - anche se non sono quantificabili - sarebbero potute essere salvate se l’intervento fosse stato più tempestivo).

E se le case fossero state costruite secondo le regole (c’ero, so di cosa parlo). Quanto al piccolo Rampi, ricordo ancora la tristezza generale alla notizia della sua morte. Il fatto di cronaca che più mi ha turbato da piccino, probabilmente perchè mi immedesimavo. Certo che i dubbi sollevati sulla vicenda sono terribili.

Io ho quel libro, nella nuova riedizione,quella che avete postato come immagine…
Ai tempi ero molto piccola, avevo poco più di un anno, i miei genitori seguirono un po’ di quella diretta, ma poi spensero la tv,era troppo atroce e cmq con me che giravo per casa era meglio guardare qualcos’altro,anche se ai tempi tra tg,speciali di cronaca e vari dossier le scene crude erano all’ordine del giorno(ma rispetto ai tg idioti di oggi era un bene o un male,tutto ciò,ai tempi?).
Leggere questo libro,al di là della vicenda, che conoscevo, mi ha fatto,volta per volta,entrare nella situazione,ogni particolare è ben descritto,senza retorica,senza commenti,senza esagerazioni: i fatti sono lì,nudi e crudi, ma quello che emerge di più è che, in tutto questo “show”,è palese la sconfitta di una nazione,l’inizio della fine, la fine di qualcosa,l’entrata in quel pozzo sembra quasi l’entrata di tutti noi in ciò da cui non siamo più usciti…questo qualcosa,non so,credo che non abbia un’identità o forse ne ha tantissime. Per quel bambino,nato cardiopatico e senza un rene, il destino era sicuramente segnato,purtroppo,solo che metterlo in piazza a reti unificate non era forse ciò che la famiglia di Alfredino si sarebbe mai aspettata,ovviamente.

Ampi estratti dell’agghiacciante diretta:

Andavo per gli 11 anni, mi ricordo che ero in camera mia che costruivo modellini di plastica (uno dei giochi preferiti dai bimbi in quell’epoca) e in lontananza sentivo alla tv i miei che guardavano i servizi su quella tragedia. La cosa mi impressionò talmente che come Polla non comprerò mai quel libro, mi verrebbe l’angoscia. Certo però che se è stato scritto come avete detto è un libro fatto bene che meritava di essere fatto. Ah, piccola nota curiosa, se la memoria non mi inganna poco tempo dopo una cosa analoga avvenne anche in America ad una bambina, fortunatamente lì le cose finirono in modo ben diverso (e perché l’organizzazione era tutt’altra e perché il pozzo era meno “infame”).

eh me lo ricordo, all’epoca ero a letto coi gattoni, gli orecchioni (insomma, avevo una faccia tanta cosi’) e la cosa m’aveva colpito abbastanza, sia me che mia mamma, tanto che per diversi anni conservava ancora i ritagli di giornale con la cronaca dell’epoca (penso gli unici ritagli di giornale che abbia mai conservato). Sara’ che tutti i bambini dell’epoca si saranno immedesimati in lui e tutte le mamme dell’epoca in sua madre…

Comunque ora nel 2015 non penso che leggero’ il libro o che riguardero’ qualsiasi footage dell’epoca… troppo triste…

Io avevo nove anni, i dieci li avrei fatti alla fine di ottobre e mi ricordo tutto come se fosse ieri… una tragedia immane, mi trovavo dai miei nonni materni e ricordo che con loro, c’era pure mia bisnonna, eravamo davanti alla televisione per quella diretta allucinante e, ricordo in particolare quando lui mi sembra, chiedeva la Coca-Cola oppure qualcuno gli disse che sarebbe arrivato Goldrake a salvarlo… ovviamente non per schernirlo ma, per fargli forza, visto che all’epoca, la sua figura per tutti noi bambini era come quella di un dio che, nella nostra fantasia avrebbe potuto risolver qualsiasi problema… insomma, pure io non la dimenticherò mai e, per il libro penso che in futuro lo acquisterò e, tra l’altro in passato si era parlato anche, mi sembra di farne un film… ma, dopo tutta quella TV, io penso che forse sia il caso di non rievocare piu’ quella tragedia e lo si lasci riposare in pace. :frowning:

Recuperato e letto il libro di Massimo Gamba; scritto benissimo, pieno di informazioni e senza la retorica che sarebbe stato facile leggere visto l’argomento.

Storia estremamente toccante, inutile dirlo. Io al tempo dei fatti avevo 3 anni e non ho ricordi personali, ma è chiaro che i miei genitori rimasero impressionati come chiunque altro; negli anni successivi, giocando con altri bambini al mare o qui da me, avrò sentito un centinaio di volte le raccomandazioni a “stare attenti ai pozzi, ai buchi”. Oltretutto chiunque avesse in quel periodo la responsabilità o la gestione di un terreno dove ci fosse un pozzo artesiano, si sarà senz’altro attivato subito per coprirlo meglio, per segnalarlo meglio.

Mi chiedo quante tragedie abbia evitato - potenzialmente - la morte del piccolo Alfredino. Mah.

Qui ci sono parecchie foto che mostrano come sono ora i luoghi della tragedia.
(L’articolo l’ho trovato odioso e insopportabile, ma forse sono io, boh…)

http://magazineroma.it/2011/07/a-vermicino-trent-anni-dopo-la-tragedia-di-alfredino

Sì l’articolo è quello che è… belle foto, però.

Ho provato a vedere parte del filmato che hai linkato, Giorgio… ma mi è davvero difficile andare avanti nella visione. Le immagini sono note, e in fondo ben poco significative, dato che tutto è successo sottoterra.

Quei momenti però in cui si sente la voce del bambino, che strilla, piange o chiama la mamma… sono troppo, per me. Sono insopportabili, nel senso letterale del termine. Ci dev’essere qualcosa di ancestrale, dietro. Un grido che arriva dalle viscere della terra… mamma mia.

Una cosa che ho sperimentato da genitore, è che un conto è il “tipico” pianto di un bambino quando fa i capricci o magari si fa un po’ male o cose del genere, un conto è quando il bambino strilla o piange perché è realmente disperato, spaventato, nel panico etc… in questi casi, ti sale davvero un’angoscia notevole, un’empatia fortissima. È una banalità, se ci si pensa, ma non ci avevo mai ragionato su. Dev’essere una sorta di meccanismo interno che porta a difendere i propri cuccioli, a capire quando stanno seriamente male.
Il fatto poi che nel caso specifico si sappia anche come è andata a finire, li rende doppiamente insostenibili.