Weapons (Zach Cregger, 2025)

la buona notizia è che effettivamente i paragoni con longlegs che ho visto sparpagliati in giro sono tutti tirati per la giacca e tolta qualche epidermicità le convergenze con quel film sono rarefattissime. se vogliamo sommarne un’altra di riporto altrettanto buona è che non è un horror a tesi, non ci sono metafore spinte che devono per forza sbraitare la loro - e se sì cregger è abile nell’occultarle a modo.

la cattivissima notizia è invece che cregger si mette in testa di girare un elevated horror coi modi e i tem(p)i di altman, anderson, del primo inarritu o di tarantino (che volendo giocare di filologia, hanno il loro capostipite nel kubrick di rapina a mano armata) mescolando ellissi e coralità a strafottere con gran maestria ma venendo meno a quelle che dovrebbero essere le proprietà base di un horror: intimorire, inquietare, disturbare, impaurire, spaventare. riesce però a incuriosire, anche se i più sgamati capiranno tutto quel che c’è da capire entro e non oltre mezzoretta.

abbiamo però in dirittura d’arrivo un’altra buona notizia, ed è che nell’ultimo quarto d’ora il nostro si ricorda che al fondo sta dirigendo un horror e gli parte finalmente il tappo, scatenando un bordello non indifferente che ha tutte le tonalità e le vivacità di una festa pagana. però ricordate che per arrivarci dovrete pazientare 105’, 3/4 dei quali sembrano tutto fuorché horror, a meno che non vogliamo parlare, come annotava @Kakyoin, di orrore della provincia americana, che è poi da sempre la bascula di stephen king e anche qui diremmo che cregger non s’è tirato fuori alcun coniglio nuovo dal cilindro. senza contare che da un punto di vista antropologico a king non gli allaccia manco le kickers, dato che sembrano interessargli più le situazioni satellitari e come inanellarle che non i personaggi, trattati tutti in senso lato. comunque sì, meglio di barbarian, non ci piove, quindi promosso con la speranza che il prossimo sia ancor meglio di questo.
media matematica? buono, sì, ma zach deve smetterla di trattare l’horror in maniera così snobish e autoriale tirandosela a mille.