Prima di parlare del film bisogna spendere due parole sul suo autore, Jean-Jacques Rousseau, omonimo del filosofo illuminista, bandiera del cinema indipendente belga. Autonominatosi “Cineasta dell’assurdo”, da metà degli anni sessanta inizia a realizzare ininterrottamente per una cinquantina d’anni un cinema a metà tra sperimentale ed amatoriale. Un cinema orgogliosamente no budget, realizzato con mezzi di fortuna e con attori non professionisti, una factory da centro sociale alla Andy Warhol molto simile ad una corte dei miracoli. Rousseau si dichiara autodidatta e indipendente e quindi totalmente libero, e dell’amatorialità e della carenza di mezzi fa un manifesto, inseguendo una concezione romantica del cineasta gioiosamente anarchico. Le tematiche dei film spesso sono sociali e politiche, con abbondanza di satira e di eccessi di violenza. Effetti speciali artigianali e risibili perché tanto è l’intenzione ciò che conta di più. Purtroppo questo regista così eclettico e creativo è morto nel 2014 dopo essersi messo in mezzo ad una rissa scoppiata in un bar.
Per approfondire ulteriormente la figura di Rousseau vi rimando ai link contenuti in questa pagina.
Parlando del film in oggetto (il primo che vedo del regista), la prima impressione è che sia totalmente fuori da ogni normale logica. Ci troviamo in un’europa da guerra fredda divisa tra blocco sovietico ed americano, la città belga di Charleroi (un polo industriale meta di immigrazione proletaria, paragonabile a Torino) è governato da dirigenti comunisti brutali e deliranti, che decidono di lanciare l’atomica sull’europa del mondo libero per raderla al suolo e poi conquistarla. Parte un delirio sociopolitico tra nefandezze, violenze, richieste sindacali, naziskin, e chi più ne ha più ne metta. Non manca neppure una citazione colta dalle avventure del barone di Munchausen. Il tutto girato in video e realizzato ad un livello di totale amatorialità, a partire dalla recitazione/non recitazione di molti degli interpreti fino ad arrivare alla trascuratezza dei parrucchini che non riescono a nascondere le capigliature originali degli attori.
Il film, che si conclude con l’olocausto atomico, ha addirittura l’ardire di essere dedicato alle vittime di Hiroshima e Nagasaki, ed il bello è che si vede che il suo autore è sincero ed autentico nel farlo. Pur consapevole del fatto che sia un prodotto amatoriale e per qualcuno imbarazzante, sostiene fieramente il valore ideale ed il messaggio della propria opera.
Una visione decisamente anomala, della quale ho potuto godere grazie al dvd belga uscito per la “Collection actes belges”.
Qui un trailer