Incuriosito dalla recensione di @rodar del libro Le notti del cinema e, dopo aver effettuato qualche ricerca, mi sono imbattuto in quest’altra originale produzione letteraria di Domenico Paolella.
La trama: Un venditore di capelli, scalpando un terremotato, s’accorge di un cadavere intruso, venuto d’altrove. Con le poche informazioni a disposizione, partirà alla ricerca di una spiegazione e, a bordo del suo sidecar, percorrerà le zone disastrate, incontrerà la decadente nobiltà mafiosa dell’isola e sarà strumento di un disegno ben più grande di lui.
Il regista si revela ottimo scrittore, abile nel tratteggiare un mondo apocalittico a causa delle ripetute scosse che distruggono il territorio e incrinano le fondamenta del potere politico dell’epoca. Lo stile é molto materico e brutale, anche se percorso da un sottinteso permanente, che mi ricorda un po’ certi lavori di Leonardo Sciascia. Non so perché il contesto particolare me lo fa associare ad un altra opera totalmente agli antipodi: quel Apocalisse di un Terremoto di cui urge una visione.
Di seguito, un estratto che suggerisce il tono del romanzo:
“I parenti dapprima si offendono. Poi si ammorbidiscono, tergiversano, rimbalzano la decisione dall’uno all’altro, fino al parente più stretto o più autoritario.Un fratello pose il problema religioso dell’integratà dei corpi il giorno del giudizio e conseguente risurezzione generale. Gli risposi senza esitare che i mutilati riacquisteranno gli arti, i ciechi la vista, i brutti perderanno i difetti, i vecchi ringiovaniranno, i morti neonati cresceranno di botto. Tutti saranno livellati ai trentatré anni, gli anni di Gesù. Almeno quel giorno sarà attuata una giustizia standard, un vero socialismo. In genere ho successo. Nei rifiuti ostinati, che spesso nascondono magagne, volto i tacchi e fingo di andarmene. E il momento che mi richiamano : “Ehi, capellante, sentite …””
Piuttosto interessante anche la collana per cui questo testo é stato pubblicato: Sotto accusa, di cui trovate più informazioni qui.
