La mia opinione su MARINA E LA SUA BESTIA (1984)
Questo film mi è piaciuto moltissimo e oserei dire che è un piccolo capolavoro (almeno del porno).
Si è parlato troppo del contenuto “zoofilo” di questo film, ma si tratta di troppo rumore per niente, visto che la leggendaria scena tra Marina Hedman e lo stallone Principe è totalmente falsa. Non riesco a credere che ci fossero persone così ingenue da credere che quello stupido cazzo di gomma fosse vero. Anche l’elemento “scat” durante una scena di sodomia è falso. L’unico feticismo “estremo” qui che è reale è la doppia pisciata sul viso di Marina.
Ci si potrebbe chiedere che senso abbia fare porno estremo con finte performance estreme? Nel cinema “normale” la simulazione ha senso, ma nella pornografia hardcore?
La cosa davvero bizzarra è che questo e altri finti zoo porno realizzati in Italia negli anni '80 sono praticamente banditi da internet, con alcuni titoli disponibili per il download in copie con le scene “zoo” tagliate! Questo mondo politicamente corretto non smette mai di sorprendermi. 
Data la natura fraudolenta del fattore trasgressivo, qualcuno potrebbe chiedermi perché consideri ancora MARINA E LA SUA BESTIA un capolavoro. E la mia risposta è: l’approccio visionario del suo autore, Arduino Sacco. Di solito, i film porno sono noiosi a causa del modo ripetitivo e meccanico in cui viene rappresentato il sesso, ma Sacco aggiunge una vitalità insolita attraverso il suo linguaggio tecnico d’avanguardia. Adoro il suo stile anarchico di riprese e montaggio, che compensa la mancanza di una solida trama con uno schema visivo unico e delirante.
Certo, il film ha i suoi difetti, come il tipico uso di musiche di repertorio che non si adattano a ciò che viene rappresentato nelle immagini, l’uso ripetitivo degli stessi gemiti registrati durante le scene di sesso (molto irritante) o gli attori che guardano la macchina da presa ecc., ma il film offre qualcosa di raro nel genere: l’INVENTIVITÀ. Questa è la chiave per far sì che qualsiasi opera, porno o meno, si distingua. Ed è proprio la mancanza di inventiva a rendere così noiose, ad esempio, le centinaia di film porno realizzati da Joe D’Amato negli anni '90.
La trama di MARINA E LA SUA BESTIA è estremamente semplice. Marina, che interpreta se stessa, vuole ritirarsi, ma prima vuole girare un ultimo film in cui fa sesso con il suo amato stallone. Chiede quindi allo sceneggiatore Giuliano di preparare la sceneggiatura. È il modo in cui Sacco trasforma questo in immagini che ci impedisce di annoiarci. Se fosse diretto in modo convenzionale, sarebbe solo l’ennesimo porno noioso.
Forse il fatto che non riesca a mantenere la promessa di trasgressione impedisce a questo film di essere preso sul serio. La narrazione di Marina crea costantemente una grande aspettativa per la scena finale che la mostrerebbe “penetrata” da Principe, ma l’aspettativa viene sabotata. E chi guarda il film interessato solo a quella scena rimarrà molto deluso.
Arduino Sacco aveva il potenziale per essere considerato un autore underground, come è successo a molti registi di film exploitation negli ultimi anni, ma il fatto che abbia lavorato quasi esclusivamente nel porno non glielo permetterà mai, tanto meno in quest’epoca di moralismo estremo.