Infatti come ho scritto sopra era un cocainomane e il continuo bisogno di drogarsi lo portò ad avere a che fare con un mostro simile.
Tra le varie ipotesi che lo portarono a scegliere un tale destino potrebbe anche esserci quello che lui venne doppiato diverse volte e questo lo frustrava enormemente. In realtà solo in una ventina di film su sessanta che fece, il problema è che erano tutti quelli più famosi.
Curioso che nell’unico film repubblichino sopravvissuto, Aeroporto, nessuno fa il saluto fascista e non si vede una sola immagine di Mussolini. Tra l’altro è l’unico film da protagonista di Attilio Dottesio.
gianni brera,nche sceneggiatore,oltre che valente giornalista era nella folgore e camicia nera
Brera non mi è mai piaciuto, a prescindere dalle sue competenze in campo sportivo. Perché mi è sempre parso, quando andava in scena, mezzo ubriaco. Addirittura, se intervistava il mio concittadino Nereo Rocco, quest’ultimo appariva il più…sobrio. Il che, è tutto dire.![]()
Evidentemente Brera quando si trattava di bere, non aveva pregiudizi di sorta. E amava parecchio il…rosso!!![]()
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P.S. Brera fu anche partigiano. E successivamente, fu candidato in politica per i socialisti e i radicali.
Nei documentari di Tatti Sanguineti su Giulio Andreotti e il cinema, il politico romano liquida la questione di questo topic sottolineando come un evidente dato di fatto la professionalità ineccepibile di questi soggetti cooptati prima dal regime e poi dalla successiva repubblica italiana nascente. D’altronde, la stessa continuità vige per il mondo universitario postbellico e logicamente per il mondo politico, ma questa è una nota specifica e distintiva italica, di più antica genesi, naturalmente, che ha un nome preciso: trasformismo.
Giorgio Napolitano, tanto per fare un nome, affermò testualmente che all’interno del GUF (Gruppo Universitario Fascista), si formò “il meglio della futura classe dirigente politica”. Ivi inclusi, evidentemente, esponenti della sinistra. A mio modestissimo parere, non si tratta nemmeno di trasformismo, ma di un dato inconfutabile: nell’ambito di certi ambienti culturali, anche in pieno “regime opprimente”, c’era scambio proficuo di idee e opinioni. E, paradossalmente ma non troppo, il genuino sincero antifascismo si sviluppo’ anche (o soprattutto?) proprio in tali ambienti. ![]()
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Cosa mi tocca sentire… Ma perché, mi chiedo, sentenziare senza sapere?
Ovviamente ci sono vari film salotini sopravvissuti, non molti ma neanche, questo è certo, il solo Aeroporto. Anzi, se vogliamo dirla tutta, Aeroporto, a differenza degli altri film del periodo di Salò, non fu neanche girato al Nord, ma a Montecatini, in modo quasi clandestino. Che dire di film come Ogni giorno è domenica di Mario Baffico, girato alla bell’e meglio nei padiglioni della Biennale di Venezia durante il periodo repubblichino (sopravvissuto, e ne ricordo anche una trasmissione Rai), o di Tre ragazze cercano marito di Duilio Coletti, iniziato a Cinecittà poi spostato al Nord e uscito durante gli anni di Salò (si salvò e venne addirittura rieditato negli anni '60), o ancora La signora in nero di Malasomma, distribuito a fine 1943, girato a Cinecittà ma poi bloccato e interrotto. Pare che si sia salvato anche La buona fortuna di Cerchio, dove - per la serie “i voltagabbana” - va segnalata la collaborazione a vario titolo di Ugo Casiraghi, futuro nume tutelare della sinistra comunista, ma che in questo film ha lavorato addirittura con Corrado Pavolini… Anche il celeberrimo La rosa di Bagdad, primo lungometraggio di animazione italiano, è stato girato quasi tutto in un paesino del nord sotto la repubblica di Salò. Ci sono poi vari film completati dopo l’armistizio e autorizzati sotto la R.S.I., come il celebre La locandiera di Chiarini con Osvaldo Valenti. Chiarini, futuro direttore della mostra di Venezia nel 1968, fu attaccatissimo anche a livello personale dalla sinistra (memore del suo passato para-fascista) ma lui era un uomo con un carattere forte e rispose con un libro molto duro, il cui titolo dice tutto: Un leone e altri animali. Ma questa è un’altra storia… Insomma, il periodo repubblichino va studiato a fondo, e sono sicuro che oltre ai film che ho nominato in base ai miei ricordi, se ne sono salvati anche altri.
Andrea, scusa un momento. Casiraghi, che io conosco e ricordo come critico cinematografico de “l’Unità”, pure lui…militò nella famigerata Repubblica?! Questa poi…![]()
A Na’, che palle. Tanto per cominciare io non sentenzio un bel niente, mi rifaccio a quanto ho letto. Allo stato attuale Aeroporto è l’unico film genuinamente salotino, come dici te, riemerso. Gli altri sono o drammi o commedie o film in costume. Perciò potevano essere girati ovunque in qualsiasi periodo.
Casiraghi da giovanissimo militò nei GUF (Gruppi Universitari Fascisti), scrisse i suoi primi articoli su giornali di regime quali Il Fascio e Pattuglia. Poi subito dopo la Liberazione si iscrisse al P.C.I. Ma sai, per onestà bisogna dire che se in quegli anni volevi scrivere dovevi per forza far parte delle associazioni fasciste e dei media di regime, non c’era praticamente alternativa. Il mio giudizio molto severo nei suoi confronti non è motivato da quelle sue attività giovanili quanto piuttosto dall’ideologismo esasperato e integralista di cui ha spesso dato prova nei suoi articoli e nelle sue recensioni su L’Unità. Mi ricordo, una sera di tanti anni fa, che Giovanni Grazzini, con cui ho avuto l’onore di collaborare, mi disse a voce bassa qualcosa del tipo: “Casiraghi è troppo fazioso, è proprio illeggibile…”.
A Ro’, hai proprio rotto… E quel che è peggio è che continui a voler avere ragione dopo che ti ho smentito con dati e titoli. Ma perché non ti prendi una bella vacanza e la smetti di infastidire il forum con i tuoi post onnipresenti e disinformanti?
Per Andrea: grazie per le informazioni. E confermi quello che, modestamente, ho scritto pure io. La “meglio gioventù” intellettuale del Ventennio, doveva per forza aderire alle organizzazioni del Partito. L’alternativa, era il silenzio…![]()
P.S. Credo di rammentare l’atteggiamento di Casiraghi, nei confronti del cinema. Non ottuso. Piuttosto, settario. Un Guareschi gli avrebbe fatto un ritratto con le proverbiali (famigerate?
) TRE narici…![]()
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Senti ma vaffanculo, va!
Moderatori, non vi pare il caso di intervenire? Lo dico per il forum, non per me…
Un mesetto di pausa dal forum per individuare strategie diverse dal turpiloquio per esprimere il proprio dissenso.
Andrea, ma non si potrebbe considerare repubblichino anché Ossessione di Visconti?
Inoltre, non andrebbero considerati come repubblichini tutti i film girati al famoso Cinevillaggio di Venezia, di cui venni a conoscenza grazie all’ottimo libro del “nostro” Umberto Lenzi, Morte al Cinevillaggio ?
Hai toccato il tasto dolente, Rodar ha la necessità di rispondere ad ogni costo, e se a volte lo fa a ragion veduta, altre lo fa ad minchiam, dopodiché s’incaponisce a difendere la sua posizione (ultimo recente esempio il caso degli “incassi” di Cianfrance).
Tra l’altro è singolare che nel thread di Aeroporto avesse dichiarato il contrario:
No, OSSESSIONE ha cominciato ad essere girato nel giugno 1942 ed è stato proiettato per la prima volta nel maggio 1943, quindi addirittura prima della caduta di Mussolini e del fascismo (25 luglio 1943). La Repubblica di Salò non era ancora nata. Da notare invece che la R.S.I., quando nel 1944 approvò la circolazione del film anche al Nord, dettò la condizione che fossero eliminati dai titoli di testa i nomi dei “comunisti” Luchino Visconti e del maestro Previtali, e che venisse tagliata dal film stesso la scena “con le bandierine tricolori con lo stemma sabaudo”.
Sì certo, tutti i film propriamente repubblichini vennero girati nei padiglioni della Biennale di Venezia, negli stabilimenti Cines allestiti nei giardini della stessa Biennale (appunto il cosiddetto “Cinevillaggio”), o alla Giudecca oppure, in qualche caso, in paesini isolati del Norditalia. Non li ho nominati nel mio post precedente perché parlavo solo di quelli sopravvissuti. Molti film di Salò rimasero inediti già all’epoca e se ne persero le tracce già allora.
Un altro elemento curioso è che i dossier della censura del periodo di Salò sono irreperibili. Qualcuno, nel corso degli anni, avanzò l’ipotesi che potessero essere stati sottratti per cancellare i coinvolgimenti di cineasti e dirigenti con il regime salotino. Ma è più probabile che siano andati dispersi e perduti durante le concitatissime fasi che precedettero la Liberazione di Milano.
pure aldo moro aderi’ ai Guf,ma di che stupirsi?x zardoz,vero Brera pareva sempre ubriaco .al di la’ ,se nel dopoguerra avessero dovuto punire,epurare o arrestare chiunque fosse stato in quache modo connivente col Fascismo,sarebbero rimasti in 4 gatti .