Un uragano di categoria 5 spazza gli argini di una città favorendo l’ingresso nelle strade allagate di un branco di squali leuca… più una guest star
Film che mette a serio repentaglio la mia attrazione stile omosessuale nei confronti di Tommy Wirkola. Un gran budget, una buona fotografia, una credibile rappresentazione degli squali e stop.
Il nostro scandinavo inverte il suo solito attacco lento ed il prosieguo veloce uccidendo, dopo un incipit promettente, qualsiasi tensione.
L’elenco di assurdità porta a sperare che tutti i protagonisti vengano divorati dagli squali e questo in un animal-horror è segno di fallimento.
L’assenza totale d’ironia mette per me la croce su questa produzione che, per quanto ben realizzata, stimola l’abbassamento della palpebra.
Tommy, fa che resti un caso isolato…
Ovviamente l’ho visto pure io.
Come non darti ragione. Il clou delle assurdità lo si tocca quando “appare” il neonato (che tanto neonato non è) e sopravvive in acqua, sott’acqua, tra gli squali
per me veramente una pugnalata al cuore con un kriss malese più volte rigirato a strapponi dopo il formidabile the trip
è sostanzialmente la versione cocazero di shark 3D e crawl estesa a città intera, senza un microgranulo dell’assetto tensivo dato dallo spazio circoscritto del primo (wirkola sembra non capire che per fare entrare il mostro e le vittime occorre prima strategizzare da dove non possono uscire) né della cattiveria grafica e tonale di aja e con trovate marchiane da sputo balistico (gli stracci sul tetto che formano help durante un uragano forza 5 che tempo di piazzarceli dovrebbe spazzarli via lontano chilometri; il laptop flood-proof; il forchettone di legno dal diametro di un pene taurino segato in due mosse con un coltello da cucina, i primi 3 che mi sovvengono…)
Non posso giudicare il film non avendolo visto, però l’assunto di partenza è oramai stra-abusato e di scarso interesse. Anche basta coi survivor movies a base di deficienti sorpresi da avversità meteo e costretti a resistere agli assalti di squali o coccodrilli giganti. Al massimo possono andar bene per delle parodie.
Se funzionano e mi divertono, sì. Ma pretendere che io prenda sul serio l’ennesima fotocopia inverosimile che non riesce manco a coinvolgermi a livello di suspense, per carità.