Together (Michael Shanks, 2025)

gran bella sorpresa, da annoverare podisticamente tra i migliori 3 horror visti nel '25

la cosa carpenteriana (esplicitamente citata senza girarci troppo attorno nell’incipit) non s’accontenta più della sola carne, vuole intromettersi anche nella comunione (senza liberazione) delle anime, dei sensi, dei sentimenti (soprattutto di codipendenza, identità condivisa, del contrasto tra amore e abitudine, paura dell’impegno/compromesso di una convivenza) e sul sesso.

quindi, letteralizzando la genesi, l’unione diventa fusione, compenetrazione. il tu sei mio trascende in tu sei io, l’io e te muta tragicamente in io è te. e l’amore ci farà di nuovo a pezzi. di più: farà di noi un unico pezzo, cioè la totalità del mosaico.

la regia se la prende comoda ma restando perennemente allarmante, sterza e scarta ogni riflesso condizionato e ovvietà e mettendo dentro il bodyhorror, l’haunted place, l’esoterismo da setta lovecraftiana e la schizofrenia si sbizzarrisce in un crescendo di metaforiche crasi corporee (non ci viene risparmiata neanche l’urban legend del penis captivus) sino a un finale che denuda di cosa è fatta la pandroginia profetizzata da p.orridge, in un’azzeccata quadra visiva e concettuale tra il yuzna societario e il biro di bloodshock. è quello che avrebbe voluto dovuto potuto essere la fargeat senza farcela. angoscia a mestolate e poche concessioni all’ironia che tutto sdrammatizza e minimizza. recuperatelo senza meno.

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