Versioni italiane di film esteri: Lingua originale o doppiaggio?

L’intervento dell’ottimo ShawdowRome mi da l’occasione di precisare i miei precedenti posts.Non ce l’ho con i doppiatori italiani nè con la loro professionalità (universalmente riconosciuta),ma col doppiaggio come sistema di manipolazione in cui non solo le voci ma tutta la colonna audio viene in molte occasioni distorta rispetto a quella originale,fino ad arrivare ad estremi in cui molti musical americani sono stati completamente stravolti col doppiaggio in italiano delle canzoni o a obbrobbri vergognosi come Shaolin Soccer in cui il doppiaggio ridicolo rovina completamente il film originale.Comunque gli amanti delle voci storiche stiano tranquilli,l’amore per il doppiaggio delle stesse case di produzione sta stravolgendo anche i vecchi doppiaggi con doppiaggi nuovi fiammanti (una manipolazione nella manipolazione,giusto contrappasso dantesco).

Bèh sul fatto che il sistema di doppiaggio sia orribilmente gestito sono d’accordo, sono anche un fan (magari ora che lo dico mi odierete…) degli anime (i famigerati cartoni jap) e so cosa vuol dire vedersi stravolto un film a causa del doppiaggio (e del rimontaggio)… Sono profondamente contrario al ridoppiaggio nuovo fiammante se non accompagnato dal doppiaggio storico. Del resto è anche vero che a volte per certi film il doppiaggio storico è indisponibile per motivi legali o perchè troppo rovinato… In quei casi forse bisognerebbe seriamente pensare alla semplice sottotitolazione… Cosa che bisognerebbe secondo me introdurre anche nelle sale per le nuove uscite, magari non in tutte ma in alcune… Insomma sarebbe una cosa che ci farebbe cominciare a stare al passo coi tempi ^_^’

Meglio non parlare di sottotitolazione,la Lega per la difesa del doppiaggio potrebbe offendersi e ritenerla antidemocratica (potresti finire in un gulag come il sottoscritto).

No, non è unico al mondo. E non c’entra nulla col discorso lingua originale/doppiaggio,nel caso che tu citi è perché nel film l’audio non era in presa diretta, vedi i western di Leone, altrimenti in presa diretta avremmo avuto gli “1, 2, 3” di Eastwood…
Vediamo di non andare in OT.

Scusa Almayer ma non mi sembra di essere andato molto OT nel mio intervento precedente… e se ci sono andato è stato solo per qualche riga per spiegare meglio il fastidio che a volte mi provoca la pratica del doppiaggio, sia dei film stranieri che di quelli italiani, quando è fatta male.

Scusami perciò se vado ora un po’ OT ma ci tengo a precisare che conosco benissimo la pessima abitudine del cinema italiano dal dopoguerra in poi, ovvero quella di rinunciare alla presa diretta e doppiare poi in studio gli attori (vedi Mastroianni doppiato da Sordi (!!!) in “Domenica d’agosto” di Emmer). Una esigenza nata per motivi tecnici ai tempi di “Roma città aperta” e in seguito resa (purtroppo) una pratica istituzionalizzata da registi come Fellini e Pasolini che solitamente non giravano nulla in presa diretta e facevano doppiare gli attori da altri. Fellini infatti amava modificare continuamente la sceneggiatura anche dopo la fase di montaggio cambiando radicalmente le battute in fase di doppiaggio… allora faceva dire spesso agli attori i numeri invece delle battute… questo IMHO è esemplificativo della scarsa considerazione che Fellini aveva degli attori… in pratica delle semplici marionette nelle sue mani. Ma essendo di parte in quanto zavattiniano e anti-felliniano (ma non del tutto… diciamo più che altro contrario alla mitizzazione di Fellini che ha contribuito ad oscurare, non solo all’estero, altri registi importanti del cinema italiano… Pietrangeli su tutti) meglio chiudere qui l’OT salvo rimarcare la differenza fra la pratica di Fellini e quella di Sergio Leone: i suoi western infatti dovevano necessariamente essere doppiati in quanto il cast era spesso internazionale. Riguardo l’essere “un caso unico al mondo” mi riferivo alle nazioni cinematograficamente rilevanti a livello storico. D’altronde prima della guerra anche da noi si usava la presa diretta… vedi “Gli uomini che mascalzoni” (1932) di Mario Camerini girato a Milano tutto in esterni e in presa diretta con notevole perizia tecnica.
Scusami ancora se sono andato OT ma mi piace dire sempre le cose in maniera precisa per non essere franinteso :slight_smile:

La scelta di non utilizzare la presa diretta era legata a vari motivi, non ultimo che certe riprese non si sarebbero potute realizzare con suono in presa diretta, soprattutto per i film di Leone (a riguardo ci sono degli extra molto interessanti nell’edizione speciale estera de Il Buono, Il Brutto…). E anche per utilizzare “dive” bellissime che non sapevano (per lo meno agli inizi) recitare. Moltissime “grandi attrici” nostrane venivano doppiate proprio per questo motivo. Ma trovo che tutto ciò esuli completamente dal discorso principale, cioè se sia meglio vedere film in originale o doppiati in Italiano. Altrimenti ci potremmo inserire nel discorso anche Nonhosonno di Argento, che in originale (Inglese) rende molto di più rispetto alla versione “ufficiale” in Italiano. Ma il thread diventerebbe un gran minestrone.

Certo, sono d’accordo con te… ma te l’ho detto che era solo per spiegare la mia avversione… non per aggiungere carne al fuoco OT al thread in questione :smiley:
E cmq contesto questa pratica in Fellini e Pasolini soprattutto… non in Leone proprio perché in tal caso è una esigenza funzionale al tipo di film che girava. Cmq se ti va possiamo proseguire la discussione con calma in privato (nel mio profilo c’è la mia mail)… altrimenti appena ho tempo apro un thread apposito per parlare del doppiaggio dei film italiani di Fellini e Pasolini, ok? :smiley:

Ho votato per lingua originale e subs ita o eng, a seconda del tipo d’inglese. Negli anni ho constato che alcune voci originale erano nettamente più brutte di quelle doppiate, però sono le loro…

L’inglese? lo leggo ma quello parlato non riesco proprio ad afferrarlo…
…e poi ho decisamente difficoltà a trascorrere un’ora e mezza se non di più a leggere sottotitoli sullo schermo del televisore (questo è il motivo per cui di regola non acquisto film anteriori al sonoro);

Indi se un dvd non ha l’audio italiano non lo compro e se sfortunatamente mi capita lo sbologno

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lingua originale per film in lingua inglese e musical, con sottotitoli in inglese possibilmente (trovo l’incrocio lingua inglese - sottotitoli italiani faticoso da seguire).
italiano per altri film stranieri e film inglesi particolarmente intricati e complessi che non riesco a seguire (provare a vedere Arancia Meccanica per la prima volta, in inglese, non è una bella esperienza).

Io ho votato per quella in italiano in quanto come scritto prima da Labellavita, anch’io ho una conoscenza dell’inglese scolastico e quindi, dovendo leggere i sottotitoli, mi perderei le immagini… se invece un film lo conosco a memoria in italiano, beh… allora ben venga la versione in lingua originale, ancora di piu’ se con i sottotitoli originali inglesi… cosi’ almeno, ne approfitto pure per imparare qualcosa!!! :wink:

io preferisco l’italiano. Se di un film esiste il doppiaggio italiano allora lo prendo, buono o cattivo che sia. Se invece un dvd viene editato senza lingua italiana, anche se di tale film so che esiste il doppiaggio ita, allora non lo compro.

Comunque se di un film il doppiaggio ita non esiste perche’ mai fatto, allora lo prendo in lingua originale (possibilmente in inglese)

L’inglese lo parlo e lo ascolto senza problemi, ma a vederselo nella propria lingua madre, l’italiano, e’ piu’ immediato.

Recentemente mi son rivisto per la 30ima volta Apocalypse Now. ragazzi, vabbene che il nuovo doppiaggio italiano non e’ il massimo, ma ascoltatevi la voce di Marlon Brando in inglese: quasi incomprensibile… L’ho visto insieme a un collega britannico e anche lui praticamente non ci capiva mezza parola. E se mi leggo i sottotitoli, non riesco a concentrarmi sull’immagine. Ci son alcuni film in inglese che purtroppo hanno accenti molto marcati e quindi risultano di non facile ascolto neanche per un native english speaker…

C’e’ da dire pero’ che i vecchi film degli anii 50 e 60, se ascoltati in inglese, hanno il loro fascino e sono piuttosto comprensibili e con una pronuncia molto piu’ pulita rispetto alle recenti produzioni, anche se alla fine se dovessi sceglliere tra il doppiaggio originale inglese e quello italiano, opto sicuramente per l’italiano.

“Questa sera alle 20.45 la proiezione di un film cecoslovacco. Ma con i sottotitoli in tedesco!”

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Che fortuna lo sciopero dei doppiatori

Considero pessima l’abitudine italiana di doppiare tutto e costringerci tutti a vedere film, serie televisive e quant’altro stritolati da un birignao falso, fuorviante, (troppo) spesso dilettantesco persino nelle traduzioni e negli adattamenti. Linguaggi e culture e modi di comunicare asfaltati in un’unica marmellata linguistica in cui non è possibile distinguere più nulla. E non parlo solamente dei prodotti di lingua inglese, che bene o male sono i più comprensibili, credo ormai per una buona parte degli italiani. Sono anche quelli con i quali si capiscono di più i disastri combinati da adattamenti e doppiaggi. Ricordo, per fare un esempio, un divertentissimo film dei Coen di anni fa, dall’orrendo titolo italiano “Prima ti sposo, poi ti rovino” (l’elegante originale era “Intolerable cruelty”), una gustosa commedia interamente basata sui giochi linguistici e sui modi di esprimersi delle diverse classi americane, ridotto dal doppiaggio a una commediaccia all’italiana di serie B. Per non parlare della rinomata serie-cult “Il trono di spade”, in originale un tuffo in una lingua drammatica, quasi solenne, di marca shakespeariana trasfigurata in un doppiaggio pieno di errori di traduzione e marchiato da un tono da sceneggiato televisivo. Dicevo non solo l’inglese. Provate a guardare in dvd i film di Miyazaki, tipo “Principessa Mononoke”, nell’originale giapponese e confrontateli con la leggerezza distratta del doppiaggio italiano: io non capisco un tubo di giapponese ma la differenza la percepisco.
Ora lo sciopero dei doppiatori in corso da quindici giorni costringe le tv a mandare in onda i loro prodotti seriali in originale con i sottotitoli, e la trovo una vera manna. Finalmente, per esempio, ho potuto vedere “Revolution”, uno dei serial che seguo ma con l’obbligo di verderlo doppiato, con le vere voci e i veri atteggiamenti degli attori. Tanto più che l’industria cine-televisiva anglo-americana, al contrario di quanto succede spesso qui da noi, i suoi prodotti li cura con una attenzione maniacale, nel cast e nella realizzazione. Non dico che dobbiamo essere tutti incatenati alla corvée dei sottotitoli, ma almeno dateci la possibilità di scegliere. Sia in tv che al cinema.

http://lastella.blogautore.repubblica.it/

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Per me il punto è solo uno: il doppiaggio è una falsificazione. Può migliorare, peggiorare, ma comunque altera la forma originale del film.
Marlon Brando è incomprensibile in Apocalypse Now? Frega, quella è la sua scelta recitativa, se andava bene a Coppola, andrà bene anche a uno spettatore.

Ormai con dvd e bluray ( e con le serie televisive downloadate prima che arrivino sui palinsesti tricolore ) ci si sta abituando a vedere i film in originale coi sottotitoli persino in questa repubblica delle banane. Meno male…

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Condivido al 100% l’intervento di Almayer, parola per parola.

Personalmente, nel 1988, guardando Il Padrino su rete4, nell’ambito della rassegna “Film o” (ci pensate? Film in lingua originale in seconda serata su un’emittente nazionale! Roba da pazzi!) scoprii che il film era tutto in presa diretta, che c’erano parti in inglese e parti in italiano e che quindi le scene in Italia avevano senso (Al Pacino non riesce a parlare in italiano e si fa tradurre). Da allora non ho mai piu’ smesso.

Mi trovo oggi, 26 anni dopo, a dire che i doppiatori, che si autoincensano continuamente, mi avevano nascosto il mondo. I doppiatori che sono nella quasi totalita’ attori falliti (con l’eccezione di Giancarlo Giannini), e che si vantano di doppiare centinaia di attori diversi (basta guardare la pagina di Antonio Genna). Ferruccio Amendola, star del doppiaggio, era uno (non ci si crede!) con grossi difetti di pronuncia (ehi, thu, sthronso, fotthiti fuori di qui!). E come dimenticare Fabrizio (faccio fatica a scriverlo) Frizzi, risposta italiana a Tom Hanks in Toy Story?

I doppiatori che spesso nei titoli di coda si fanno mettere per primi, come se il film l’avessero fatto loro.

Quegli stessi doppiatori che hanno causato il totale doppiaggio del cinema italiano, che hanno consentito che importantissimi film italiani fossero costantemente inquinati dai francesi, ad esempio (pensate a Philippe Noiret presente ne Il Postino e in Nuovo Cinema Paradiso, due film che hanno ricevuto l’Oscar).

E oggi su Sky si doppiano i reality (!) e le interviste, per essere sicuri che il popolo non faccia il benche’ minimo sforzo. Tanto abbiamo “i migliori doppiatori del mondo”!

Difetti dovuti più che altro alla protesi che penosamente gli ballava in bocca quando, a quasi 70 anni, continuavano a fargli doppiare attori poco più che cinquantenni con risultati grotteschi e lui si incazzava pure se gliene risparmiavano qualcuno parlando con diplomazia di “voce con le rughe”.

Storicamente esalto l’enorme lavoro di adattamento svolto da Mario Maldesi che nei suoi lavori si avvaleva, oltre a Giannini, di attori teatrali del calibro di Romolo Valli, Glauco Mauri, Massimo Foschi e altri, e che ci ha regalato i doppiaggi storici dei film di Kubrick, dell’Esorcista, di Alien o della trilogia classica di Star Wars.
Il doppiaggio resta comunque sempre una stortura, e oggi che i tempi di Maldesi sono ben lontani e negli studi di registrazione si aggirano nipoti, parenti e affini vari dei doppiatori storici, si può davvero parlare di opere deturpate.

La mia innata pigrizia mi ha portato a votare il doppiaggio italiano perché di base preferisco concentrarmi sulla storia (specialmente se si tratta di un giallo) piuttosto che sui dialoghi, anche se so che rischio di perdermi qualcosa. Però va da sè che ci sono molti film che vale la pena di vedere in lingua originale, al limite sottotitolata in inglese. E difatti non è infrequente che un film che mi è piaciuto, e che magari conosco abbastanza bene, poi mi ritrovi a guardarlo in lingua originale apprezzandolo appieno oppure che abbia registrato da sky sia la versione in italiano che quella originale. Mi unisco anche al coro di chi ha scritto che i doppiaggi di una volta sono spesso di pari livello alla lingua originale, mentre ora sono meno validi e più piatti. E poi tanto per parlare per esempio bruce willys, ma anche kurt russell, hanno la loro vera voce poco adatta ai film che di solito fanno con interpretazioni molto “macho” ed in quei casi per me il doppiaggio italiano rende meglio.

Riesumo il thread perché il discorso nato in quello de Lo squalo mi ha fatto venir voglia di porre una domanda ai sostenitori della lingua originale sempre e comunque:

ma, esattamente, vedere un film danese o coreano in lingua originale quali vantaggi dovrebbe portare? Riuscite a cogliere le sfumature recitative di una lingua di cui non capite una mazza?

Preciso che filosoficamente sono d’accordo col fatto che il doppiaggio comporti un’alterazione invasiva dell’opera (ma allora dovremmo leggere solo libri italiani o comunque scritti in idiomi che siamo in grado di comprendere a livello di un madrelingua), ma non è ancora più svilente nei confronti di un film “leggerlo” anziché guardarlo? Ché poi spesso e volentieri i sottotitoli vengono ricavati dal doppiaggio e di conseguenza alterano allo stesso modo i dialoghi.

Boh. Guardare doppiato un film in lingua inglese probabilmente è un eccesso che senza pigrizia molti di noi potrebbero evitare, ma guardarne uno russo o giapponese o cazzosoio in lingua originale mi sa tanto di vezzo.

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Guarda, io ho visto Baskin in Turco e ovviamente senza i subs italiani ci avrei capito sega. Però, che ti devo dire? Aveva un suo fascino, mi rendeva il tutto più realistico trattandosi di storia appunto ambientata in Turchia. Mai stato un sostenitore della lingua originale a priori: tanti doppiaggi italiani hanno fatto storia e le serie televisive attuali rendono tantissimo in Italiano, oramai i doppiatori più in gamba li ingaggiano per questo. Epperò, sentire la voce originale del Dottor House m’è capitato e aveva un fascino tutto suo, anche perché un po’ d’Inglese lo mastico. E non posso fare a meno di pensare che un vecchio film con Totò doppiato in Coreano farebbe abbastanza cacare, anche se indubbiamente un bravo doppiatore di tale nazionalità potrebbe renderlo bene per il pubblico di quelle parti. In generale, i cinefili dell’era dell’internette si son portati i coglioni con l’idolatria della lingua originale, ne ho conosciuti di quelli che disertavano pure le sale preferendo scaricarsi i film perché “in lingua originale è un’altra cosa”. Però, non nego che mi garbi di tanto in tanto gustarmi un film estero nell’idioma suo.

Ho letto solo gli ultimi due post, quindi potrei ripetere opinioni già scritte.

Io opto sicuramente per la versione in lingua originale, se comprendo qualcosa di quella lingua e di quella cultura. Nel mio caso va bene per un film in inglese o francese. Ma il 95% e oltre dei film che ho visto sono italiani, inglesi/americani o francesi.
Per altre lingue, dipende dal film. Ho visto parecchi film giapponesi in lingua originale, ma solo perché non sono mai stati doppiati. Quelli di Ozu, ad esempio.
Quindi NO lingua originale a prescindere, ma in pratica mi capita quasi sempre di vederli così.

E’ questione di abitudine, di film e di qualità dei sottotitoli.

  • Se sei abituato ai sottotitoli, non ti rendi neanche conto di leggerli, talmente vai veloce.
  • Certi film con un mare di dialoghi che si sovrappongono, come La signora del venerdì, non sono consigliabili da vedere sottotitolati. Altri film, si vedono facilmente coi sottotitoli e non si ha la sensazione di leggere il film. Ad esempio: Duel. Ho letto di gente che si lamentava del ridoppiaggio! Ma il protagonista dice due parole in croce!
  • I sottotitoli fatti bene devono essere una sintesi del dialogo e non ricavati paro paro dal doppiaggio.

Per quanto riguarda il paragone con la letteratura, infatti perdiamo qualcosa anche con le parole tradotte di un libro. Non posso credere che un traduttore sia un artista allo stesso livello dell’autore, salvo casi eccezionali, soprattutto nel passato. Cesare Pavese ecc…
Il cinema però stravolge due volte di più l’originale. Non solo il doppiaggio traduce le parole, come in un libro, ma il doppiatore inevitabilmente ha un’altra voce/personalità rispetto all’attore.

Aggiungo anche che il cinema non sempre viene considerato opera d’arte, per cui il doppiaggio spesso si prende delle libertà che un traduttore di un libro non oserebbe mai prendersi.
Qualche settimana fa ho rivisto Gli amanti della città sepolta. L’avevo sempre visto in italiano e in TV.
C’è una scena in cui Virginia Mayo racconta la sua vita a Joel McCrea. Lei è mezza indiana e mezza bianca e in pratica nella versione originale dice che da ragazzina veniva “invitata” nei granai sia dai cheyennes che dai cowboys. Tutto questo in italiano è stato completamente stravolto. Il personaggio è diverso.

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