Alex Garland (28 Days Later) dopo Civil War decide di realizzare un film sulla guerra in Iraq con lo stesso realismo, e si fa aiutare da Ray Mendoza (ex Navy Seal) per raccontare un episodio dell’insurrezione di Ramadi. Tutto perfetto, anche il nemico che si vede a malapena, e pare non morire a discapito di tutte le munizioni impiegate. Da brivido le foto dei Navy Seals ieri e oggi (per chi è sopravvissuto), peccato che il film sia one way, dei poveri irakeni invasi non si parla proprio.
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perché da una parte il presupposto di partenza, dichiarato sia in capo che in coda al film, è stato quello di ricostruire il più pedissequamente possibile i ricordi le sensazioni i sentimenti le impressioni dei soldati sopravvissuti, dall’altra credo invece che sia narrativamente solo un bene aver tagliato così grezzo, sia perchè avrebbe rischiato di scompattare rallentare sfilacciare il serratissimo ritmo magari inquinando e diluendo pure con sottotesti ideologici-politici (e se uno vuole queste cone ci sono stone e spielberg), sia perché in un siege-movie meno si sa degli assedianti e più invisibili e quasi invulnerabili sono, come carpenter insegna, e più la presa emotiva aumenta esponenzialmente. avrei pensato altrettanto anche a prospettiva ribaltata, con film girato dal punto di vista iracheno.
non ho ancora visto civil war, ma per me è il film più tosto e bello realizzato finora da garland. tostissimo, una sbronza di adrenalina, 90 minuti di sudori freddi e botte sulle gengive che volano via come se fossero 10. lo raccomando serenamente, tanto se ho ben capito qua di schizzinosi non ne abbiamo.
E’ costruito dal punto di vista degli assediati, come il Distretto 13 di Carpenter. Mi va bene che non si parli degli Iracheni, voleva essere un bellico improntato sulla tensione e l’angoscia dei protagonisti e il non mostrare mai gli assalitori contribuisce a tenerti col cuore in gola fino alla fine.
Br italiano preso qualche giorno fa. Master nostrano, di qualità eccellente. Come extra, interviste ad attori e registi.
Visto ieri. Molto bello; riesce a restituire una sensazione di guerr(igli)a vera, dove nessuno è invincibile e dove basta veramente poco per lasciarci le penne o qualche pezzo di sé.
Al clima di angoscia e paura contribuiscono sì i colpi sparati o uditi in sottofondo ma anche, e soprattuto, le strazianti urla di dolore dei feriti.