da cappuccetto rosso sangue in poi è progressivamente montato, sino a divenire di gran moda, il non assolutamente richiesto brand-trend (che tradurrei in malvezzo) di riscrivere alla spicciolata in chiave easysplatter tutti i miti dell’immaginario collettivo televisivo e non che han fatto storia. così ci siamo via via sciroppati i due winnie the puah e il banana split movie virati slasher, due robe che davvero libera me domine. e invece la cosa è (o deve essere creduta da chissà chi) di alto gradimento e introito, dato che ora si rilucidano anche le corna dei cervi disney.
della poetica e dell’immaginario di walt e soci (come del libro da cui prende l’abbrivio) però inutile aspettarsi qualcosa oltre le briciole ridotte a micron, così come altrettanto vano è aspettarsi chissà cosa di rivoluzionario nella mappale delle innaturali rivalse faunesche-fiabesche abbracciate a tutta forza dal film. siamo infatti più dalle parti di un razorback-up antlers litteram trasferito sulla usb del toxic revenger, e poco o punto per non dir meno di quel che il bambi international ha tatuato nell’immaginario collettivo. caduta libera nell’abisso della nostalgia tradita con cervo XXL perso nella foresta dei clichè, narrativamente inattrezzato di autenticità personale (e parlando di autenticità, stendiamo un tendone da circo sulla pessima CGI del monster-vip), trova i suoi motivi di soddisfazione nei soli micronuclei splatterogeni. ma unitariamente scordatevi qualcosa di indimenticabile, se non in assolutamente negativo.