Prima di aprire questo thread ho chiesto ai piani alti del forum se era il caso di farlo, trattandosi ovviamente di un argomento molto delicato. Chiedo anch’io a tutti gli eventuali partecipanti di attenersi rigorosamente ai riferimenti cinematografici, senza esorbitare in discorsi generali sul tema della pedofilia in sé, o della sua presenza nella società contemporanea.
Come risulta evidente a chi esamini anche superficialmente la storia della rappresentazione pedofila nelle varie arti, è solo a partire dalla fine del ‘900 che questa devianza o anomalìa del desiderio sessuale (in senso freudiano, non moralistico) è diventata il sommo tabù sociale, cosa che da un lato – elemento positivo – ha permesso di alzare il livello di guardia e di condanna del fenomeno, ma dall’altro – elemento negativo – ha suscitato e continua a suscitare frequenti reazioni isteriche che, anziché aiutare a comprendere e combattere l’abuso sui minori, rischia di contribuire a incrementarlo, come sempre succede quando qualcosa diventa oggetto della più totale interdizione sociale.
Dopo questi pistolotti iniziali passiamo all’argomento del topic. Si propone qui, con i vostri contributi, di ricordare alcuni film pre-2000 che hanno trattato il fenomeno, sia come tema centrale che con riferimenti solo collaterali. La principale divisione che va fatta in via preliminare è tra i film che hanno trattato il fenomeno in modo anche esplicito nella tematica ma senza insistere su immagini pruriginose, e i film che invece hanno anche proposto qualche elemento pedofilo a livello visivo.
Tra i primi, il caso sicuramente più noto (e meritorio, perché concepito come aperta condanna sociale di questo tipo di abusi) è il film inglese di produzione Hammer NEVER TAKE SWEETS FROM A STRANGER, 1959 (in Italia: CORRUZIONE A JAMESTOWN). Un film coraggiosissimo per l’epoca, che suscitò infinite discussioni tra i produttori e il Board britannico della censura, ma che a quanto risulta non sollevò proteste generalizzate da parte di associazioni conservatrici e integraliste come sicuramente sarebbe successo in anni a noi più vicini. Il merito di questa efficace operazione va attribuito al buon gusto degli autori, che hanno evitato i risvolti più sgradevoli del tema, e all’eccellente interpretazione dell’anziano Felix Aylmer (che nello stesso anno interpreterà il suo ruolo più famoso, quello in LA MUMMIA con Christopher Lee). Un ruolo di pedofilo che all’epoca non tutti gli attori avrebbero accettato di interpretare.
Nella seconda categoria rientrano, come detto, i film che si spingono anche a proporre qualche immagine di nudo minorile e persino, a mia conoscenza almeno in un caso, come dirò tra poco, di esplicita molestia infantile. Nel cinema italiano (a parte MALADOLESCENZA e qualche altra ricorrenza più nota) un riferimento pedofilo oggi improponibile, in quanto comprensivo del nudo integrale frontale di una bambina, lo si trova nel film MIO CARO ASSASSINO di Tonino Valerii (l’attore indiziato di sospetta pedofilia è lo spagnolo Alfredo Mayo). Una scena che, vista con gli occhi di oggi, colpisce come un diretto al mento, e chissà come venne recepita all’epoca da chi ebbe la fortuna di vedere il film in sala.
Ma è stato soprattutto il cinema americano, e perdipiù quello porno o pre-porno, a spingersi in questi territori che, benché da sempre proibiti, sono diventati oggi totalmente impensabili come potenziale oggetto di rappresentazione. Mi limito a citare due casi. Il primo è quello del porno “maledetto” di Wes Craven, THE FIREWORKS WOMAN, 1975 (in Italia: LA CUGINA DEL PRETE), dove un adulto (mi sembra di ricordare fosse l’attore Eric Edwards, ma vado a memoria) si allontana tenendo per mano una bambina. La coppia è nuda e ripresa posteriormente, ma la sequenza è già abbastanza allusiva e sorprende lo spettatore (questo film lo vidi al cinema, molti anni prima dell’uscita del dvd, e già allora ne rimasi colpito). Oltretutto il film di Craven introduce anche il tema dell’incesto tra fratelli, e quindi l’etichetta di “scandaloso” gli si attaglia indiscutibilmente. L’altro riferimento è – la parola per alcuni sarà esagerata, ma rende bene l’idea – abbastanza ”sconvolgente”. Una scena che ho scoperto solo in questi giorni grazie a un oscuro pre-hard americano, diretto sotto falso nome dal futuro pornografo Jim Abrams e intitolato OVERDOSE OF DEGRADATION (1970). In questo mediocre pornosoft c’è una sequenza che avviene in un parco, dove una bambina piccola cammina da sola ed è seguita da uno sgradevole vecchio che la raggiunge e la palpa a lungo e insistentemente sopra i vestiti (scena ripetuta più volte durante il film). Diventata adulta, la protagonista assocerà per sempre l’idea del sesso a quella del parco… Francamente disturbante, ma anche ennesima testimonianza di come, in quegli anni, tali cose si potessero rappresentare, a differenza di oggi in cui, se proposte, sicuramente non passerebbero.
Perdonate la lunghezza del post, ma il tema è complesso e qui l’ho solo introdotto. Non ho postato screenshots per non creare problemi al forum, come concordato con @SWAT.
ascrivibile alla prima categoria (tematica trattata in modo esplicito ma non pruriginoso) è questo - che ha fama di cult film ma che io ho trovato mediocre
A parte gli Italian Giallo che inserivano spesso e volentieri il tema nei plot (penso a Chi l’ha vista morire? di Lado e Solamente nero di Bido, per menzionarne due), difficile non pensare al film con Jerry Calà Colpo di fulmine, diretto da Vanzina. Trattava comunque il tema in modo delicato, anche se oggi sarebbe improponibile fare un film così… in effetti, il giallo in generale (non solo italico) ha spesso ripreso questo argomento, soprattutto il cinema francese… come dimenticare pellicole torbide tipo Il testimone, interpretato da Sordi e Noiret? Certo, nelle crime story la pedofilia viene di solito vista per la cosa sordida che è; ma qua si cercavano delle attenuanti per il mostro (la narrazione sembra suggerire che la “lolita” se la sia andata un po’ a cercare), arrivando a farci provare pietà per lui… la stessa cosa accade con il personaggio di Michael Serrault in Guardato a vista, che in un flashback veramente disturbante (il sorriso malizioso con cui la bimba si rivolge alla Schneider ti gela il sangue) svela i retroscena sui vizi segreti di un protagonista che, nonostante tutto, risulta quasi simpatico nel modo in cui sfida ironicamente il detective deciso a inchiodarlo. E la torbidissima scena in cui il “marito” della de Carolis mostra la sua peccaminosa devozione alla fanciulla in Malia, vergine di nome Maria di Nasca? Per tacere, ovviamente, delle maliziose tentazioni messe in atto dalla Bouchet allo stralunato ragazzino che ne ammira le nudità in Non si sevizia un paperino… guardando il film, la prima volta mi domandai cosa sarebbe successo fra i due se la madre non lo avesse chiamato. Fino a dove si sarebbe spinto il gioco?
A proposito del film con Jerry Calà, vi riporto un brevissimo (forse non rilevante) episodio raccontatomi dai miei genitori. Essendo del '97, non ho vissuto questo film all’uscita. Un giorno lo davano in tv e, pur non piacendomi, lasciai 2 minuti. I miei, mi raccontarono che rimasero sbigottiti all’uscita nelle sale e che fu oggetto già ai tempi di molte discussioni. Visto oggi, il film è solo squallido e improponibile, seppur “delicato” nella narrazione. Penso, un passo falsissimo da parte di tutti. Chissà a chi venne l’idea e perchè…
Stando ai film poco noti e comprensibilmente dimenticati, dato l’argomento fortemente pruriginoso, inviterei alla riscoperta di Kids (1995) del canadese Larry Clarke, la cui vicenda si incentra su un gruppo di adolescenti dediti all’uso di droghe ed eccessi vari, con un protagonista, malato di AIDS, che senza ritegno si determina a contaminare altre coetanee, più per noia che per desiderio di vendetta.
Pedofilia esplicita e a chiare lettere per il capolavoro di Carlo Lizzani “Storie di vita e di malavita” (1975).
Difendo a spada tratta il film di Risi. Innanzitutto, non è Cala’ a innamorarsi (comunque platonicamente) della ragazzina, ma il contrario. Perciò, già di base, il “fattore pedofilia” è del tutto inesistente. E non c’è mai, dico mai, morbosità di alcun tipo. Il personaggio di Calà è giustamente imbarazzato all’inizio, perfino infastidito, da tale (innocente) passione. Poi, è come “rassegnato”, e diventa amico della fanciullina. Ma alla fin fine, scopriremo che in fondo era da parte di lei un mero capriccio, addirittura “infantile”. Quindi, proprio nulla di “squallido”. Anzi un’opera condotta con magistrale intelligenza e delicatezza. Da fare studiare a memoria a tanti registi contemporanei. E che non va affatto fraintesa o peggio ancora “condannata” in modo pretestuoso e ingiustificato. A fine 2025, è doveroso fare chiarezza. A livello cinefilo, ma pure mentale. Altrimenti, si prendono abbagli clamorosi.
per la francia, medesima cripto-pedofilia softly romance liliale dal fronte leon
una cosetta: a suo tempo mi son beccato un pacchetto di ramanzine e sfottò da parte di swat a ogni mancata immissione di hyperlink che scovava nei post, specie se di threads cumulativi o databasilari. rientrando questo nel novero proporrei a tutti i partecipanti di provvedere laddove possibile così magari uno può eventualmente approfondire la pedoquota leggendone o scrivendone sui rispettivi threads-
mi permetto un paio di titoli fuori asse cronologico: per intensità virulenza importanza, un film profondamente devastante sul tema, riangolato dal punto di vista di chi - per vizio di forma e mera ottusità burocratica - di traffico pedoporno è stato ingiustamente accusato (realmente, il caso che racconta è tristemente verissimo) è il già citato péesumé coupable, centrato sulla disumana odissea giudiziaria di andré marceaux. chi pensa che jagten - il sospetto sia a tal riguardo un film insostenibile, si munisca di tre blister di xanax prima di affrontare sta micidiale batosta su tempie gengive e rotule. non è aneddotica romanzata se scrivo che per poco non mi è venuta un’ulcera durante la visione. un incubo che rafforza che c’è una sola cosa che fa dormire preoccupati più delle peggiori forme di delinquenza, ed è la legge. lo si termina davvero col mal di fegato. insomma la versione francese del nostro girolimoni
sempre a livello true crime, pure fiction e megalomaniac si occupano con diversi intenti stili ed esiti del caso del mostro di marcinelle.
poi chiaramente srpski film che per concetto e limiti fin qui toccati dalla cinematografia legale estera se li mangia tutti. ovviamente lo cito fuori concorso (come tale è anche megalomaniac) dato che è fatta richiesta di attenersi al solo 900, ma bene o male è impossibile non tenerne conto, essendo stato vuoi o non vuoi definitivo e tombale sul tema.
ricadendo dalle nostre parti, non ricordo se in le farò da padre e le amiche del cuore le ragazze sono, nel narrato, minorenni.
e poi alcune immagini, in parte oggi ripescate in parte ancora inedite, di caligola
Grazie a tutti per i contributi, che mi suggeriscono però una riflessione. Nella maggior parte dei film citati (non conosco quelli più recenti segnalati da schramm) manca l’elemento più sordido e inquietante della pedofilia vera e propria, cioè la predazione e l’abuso sessuale da parte di un adulto (spesso anziano) nei confronti di una bambina (o bambino). E’ questo l’elemento che ho privilegiato nel mio post iniziale. Probabilmente nel tema “pedofilia al cinema” andrebbero distinte varie categorie. Ad esempio il film di Jerry Calà, benché ovviamente pertinente alla materia, è però anni luce lontano da film come quelli citati nel post iniziale. A ben vedere, persino MALADOLESCENZA non rientra nella categoria primaria, mancando totalmente la presenza di adulti e di abusi (come avviene invece nel film di Lizzani giustamente citato da moonlight).
Strano che nessuno ha nominato L’immoralità. È vero che è la ragazzina ad essere la deus ex machina della situazione, ma l’abuso c’è.
Poi abbiamo l’episodio Accadde a Napoli in Maschio latino… cercasi. A parte il fatto che si vede una comparsa aspirare beandosi da una lattina il ‘profumo di fica di vergine’ (o qualcosa del genere), ma anche se alla fine si trova nel letto Mauro Vestri che fa il travestito, D’Angelo cerca di avere un rapporto sessuale con una ragazzina, che ci offre anche un frontale completo, di circa 14/15 anni.
E come dimenticare Sweet movie - Dolce film nella sequenza in cui Carole Laure si fa palpare da un gruppo di ragazzini di non più di 15 anni che, va detto, paiono divertirsi parecchio.
Lo ascriverei alla seconda categoria delineata da AN. Le vicende estreme che vedono protagonisti adolescenti e postadolescenti se da un lato possono costituire un autentico pugno nello stomaco, dall’altro possono stimolare quel sordidume proprio della pedoilia. Categoria alla quale va inserito anche l’arcinoto “christiana F.”
Sweet sweetback’s baadasssss song di Melvin Van Peebles, 1971 in cui c’è una scena con l’allora decenne figlio Mario alle prese con una prostituta. La scena non è particolarmente spinta, la donna è molto materna, ma, forse perché preso da scrupolo, il regista/interprete/produttore/montatore/sceneggiatore/compositore (con gli Earth, Wind and Fire!) la mostra, come farà Deodato nove anni dopo, alternando la scena con dei neri (intesi come fotogrammi visto neri sono tutti gli interpreti) per smorzarne l’impatto.
in tal caso, anche se sorpassa di 10 anni il secolo d’ascrizione richiesto (che poi è curioso come limite temporale, dato che il cinema ha iniziato a sdoganare progressivamente il tema dal finire del 90), ti consiglio di dirottarti immantinente proprio su srpski film, sia perché sul tema (e graficamente) non la manda minimamente a dire né la sfiora piumata, sia perché è interamente calato nell’ambito del mercato pornografico (e annesse speculazioni filosofiche sulle sue dinamiche produttive), quindi essendo il tuo ambito di interesse di tutta una vita potrebbe indubbiamente interessarti al di là poi del fatto che ti piaccia o ti faccia recere forte.. mi sembra strano che tu non conosca questo film, in tal caso ti raccomanderei di andargli incontro con sguardo totalmente vergine, senza conoscerne una sillaba di sinossi.