Non solo J&B - Database di tutti i prodotti vintage pubblicizzati/identificati nei film

a parte un appariscente cartellone murale XXL del cinzano che pare uno striscione da stadio nei titoli di testa de la morte risale a ieri sera, il resto del film presenta almeno lungo il primo tempo un manipolo di prodotti atipici:

la benemerita grappa julia “di prima mattina”:

seguita pochi secondi dopo da un espositore di pocket coffee:

è quindi la volta della philips, che fa bella mostra di sé per qualche secondo in un manifesto sulla via di casa del protagonista:

è quindi la volta, sfacciatissima, del vov in close up a tutto schermo:

seguito 20’ dopo, nella scena dell’appostamento vicino allo stadio, dal campari soda:

curiosamente da lì in poi sparisce ogni traccia di persuasione occulta.

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E come base c’è una confezione di Baci Perugina :wink:

La banda del Gobbo : Umberto Lenzi (1977)

Festival di marchi in questo famosissimo “poliziottesco”.
Già dai titoli di testa troviamo l’inusuale cartellone pubblicitario de il Banco di Napoli in bella mostra su una banchina del porto di Civitavecchia.
Che sia stato uno dei finanziatori del film?


La banda si riunisce alla bottiglieria del Sor Carmine al Tufello e in questa scena, una quadripletta d’annata Fernet Branca,Punt & Mes,Crodino e J&B

per pianificare il colpo alla banca di Roma a Via Catalani ( in verità siamo a Viale Val Padana zona Montesacro ed io abitavo vicinissimo e c’era al suo posto uno dei primi discount di surgelati)

Attualmente c’è ancora l’Ottica Val Padana, ma l’inconfondibile insegna della Kodak non c’è più.
Poco prima della rapina vediamo in bella mostra due reclame di industrie petrolifere: la Esso e la Mach.


Quest’ultima si tratta di una collocazione provvisoria visto che dall’altro lato della strada (nel lontano 1977) non c’era nessun distributore di benzina
Tra le sigarette che i nostri eroi fumano durante il film ci sono le Marlboro (tutte abilmente coperte) ma le Gauloises Caporal sono spesso a favore di camera.


Dopo la rocambolesca fuga de “il gobbo” nelle fogne arriva a casa della prostituta Maria e chiede di potersi fare una doccia.
Come recitavano le varie pubblicità televisive nel lontano 1977 Bagno schiuma Vidal lava via la stanchezza (e non solo)…

Voja de lavorà, sarteme addosso, ma famme lavorà meno che posso…
Così Monnezza allo sfasciacarrozze in assenza de er sor padrone (Mimmo Poli) si dedica ad una lettura distensiva, Topolino.


Per l’esattezza il numero 1116 del 17 aprile 1977.
L’ultimo componente della banda a cadere dei colpi del gobbo è il rivenditore di auto Perrone; il più difficile perchè va in giro sempre scortato da guardie del corpo anche quando deve recarsi da un dentista.
Sistema alquanto doloroso quello dell’anestesia con un trapano vero se si è malati di cuore.

Il gobbo fa uso di un trapano a percussione della Black & Decker.

Concludo questa passeggiata tra le varie reclame con l’omaggio che Umberto Lenzi ha fatto al suo collega Luigi Comencini e ad Alberto Sordi pubblicizzando il film Un borgese piccolo piccolo che veniva proiettato al Cinema Fiamma a Via Bissolati.

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In “La vittima designata” c’è addirittura un carosello de Baci Perugina fatto appositamente ad hoc.

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Il Pino Silvestre della Vidal, dall’inconfondibile tappo a pigna.

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Pino silvestre negli anni 80..90
Noi vecchietti cresciuti con Carosello e i varietà degli anni '70 lo “intitolavamo” Bagno schiuma Vidal…
:wink:

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C’ero anch’io!

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il vidal con tappo-pigna lo si vede più sfacciatamente e a lungo ne l’insegnante va in collegio (cfr post n.8)
ho invece notato che il fernetbranca, il punt e mes, il cinzano e la pejo erano ricorrenti quasi al pari del J&B, al punto che da una certa in avanti ho smesso di segnalarli

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Straziami ma di baci saziami : Dino Risi (1968)

Ho sempre trovato Straziami ma di baci saziami di Dino Risi, esilarante e pieno di tempi comici assolutamente divertenti ben recitati da Nino Manfredi.
Possiedo la sceneggiatura originale e molti punti, peccato, non sono stati inseriti nel film, probabilmente Risi li avrà anche girati, ma in fase di montaggio Antonietta Zita su sua segnalazione li ha eliminati.
Ed inizio con il caleidoscopio di reclame, loghi e marche scovati nel lungometraggio.
Prima di affrontare la lunga camminata sotto la neve, Marino Balestrini scende dal treno e affisso su una parete della stazione di Sacrofante Marche troviamo il manifesto della Innocenti Lambro 550.


Su indicazione sbagliata da parte di un tizio, (gli ha fatto attraversare una valle innevata anzichè la strada asfaltata) il nostro eroe, ritrova Marisa insieme a delle compagne di fabbrica per poi raggiungere il centro del paese e la bottega del barbiere dove, con delle autorevoli referenze, lavorerà.
All’interno del salone troviamo la reclame del Bipantol.
Si trattava di una lozione per capelli che veniva spesso usata una volta fatto il taglio e lo shampoo per rendere la “chioma” più lucida e splendente.

e il Signor Tortorelli preso a leggere il quotidiano sportivo Corriere dello sportin attesa del suo turno.
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La storia d’amore dei nostri eroi continua a mò di fotoromanzo, poesie d’amore da decantare all’amata sono canzoni che avevano partecipato al Festival di Sanremo del 1967 lette direttamente dall’apposito libretto dei testi ed era in vendita presso le edicole delle grandi città italiane




Il barbiere di Alatri alloggia nella pensione della vedova Adelaide (Moira Orfei) e nella sua cucina spiccano una bottiglia di Acqua Pejo e una confezione di Calinda in polvere (era uno dei primi detersivo per piatti).

Una serie di bugie, incomprensioni, e calunnie spingono Marisa a lasciare il paese per recarsi a Roma e una volta scoperta le vere verità Marino decide di raggiungere la capitale alla ricerca dell’amata e di farsi perdonare.
Quale miglior strumento?Quello di mettere un annuncio sul Messaggero e sperare.La sede è proprio quella del quotidiano, si può notare attraverso la finestra via del Tritone.

Dopo diverse esperienze lavorative fallimentari, Marisa legge sì l’annuncio sul Messaggero, ma non si trattava quello di Marino , ma quello di un sarto che era alla ricerca di una sarta per farla lavorare nel suo “atelier domestico”.
Ascoltata o meglio intuita la storia della ragazza grazie al labiale, Umberto Ciceri (è sordomuto) la consola offrendogli un caffè che ordinerà al bar.
Il “garzone” del bar è Ettore Garofalo (Mamma Roma, Brutti sporchi e cattivi, Un borghese piccolo piccolo solo per citarne qualcuno) oltre all’insegna del Caffè Tazza d’oro troviamo una serie di liquori famosi come Plym Gin, il Rabarbaro Bergia, Sambuca Molinari ma sopratutto la macchina del caffè espresso Faema E61


Gli adesivi dell’industria tessile Trivera sono attaccati sopra il telefono a gettoni nella cabina posticcia sulla via Cristoforo Colombo.

Gli ultimi soldi Marino li lascia in quel telefono, e senza soldi, tenta di ritirarsi su facendo il cameriere in una villa ma con il pensiero sempre della sua amata.
L’occasione gli si presenta e spinto (che bastardi) da una serie di invitati alle prese di una gara di cucina, di parlare con un capo dei servizi segreti (Sifar) se può dargli una mano.
Il commendatore è più preso ad “assistere” al suo tacchino al forno e alla sua salsa d’accompagnamento con panna liquida e gocce di Worchestaire sauce della ditta Lea & Perrins.

Marisa nel frattempo ha una vita più che dignitosa con il suo nuovo compagno: in questo fotogramma è all’interno del Piper con una serie di amici sordomuti.Intorno al loro tavolo spuntano delle bottiglie di Pepsi Cola e Birra Wuhrer.
Ricordo che Ugo Tognazzi fu il testimonial di questa birra per Carosello tra la fine del 1964 e 1967.

Sempre più solo Marino, viene spinto da un Babbo Natale a chiamare un operatore di un telefono amico il giorno di Natale.
Troviamo sopra un telefono pubblico l’adesivo del Fernet Branca e all’interno del bar, durante la loro chiacchierata oggetti della Punt & Mes, J&B ed un panettone dell’Alemagna



Tenta il suicidio sul Tevere,viene salvato da Mister Ok (che intorno a mezzogiorno il primo gennaio di ogni anno aveva l’abitudine di tuffarsi come buon augurio) e da un suo vicino di letto che scommettendo una quaterna secca nel gioco del lotto, gli permetterà di conquistare Marisa, e una cospiqua vincita.
Va nella sartoria del Ciceri e dopo aver guadagnato la sua simpatia, viene invitato a pranzo.Troviamo in cucina uno dei pochi pastifici milanesi, Ricciardi e barattoli di pomodoro Cirio ed una busta del supermercati Sma.

I nostri eroi si ritrovano per dei chiarimenti e successivamente per un possibile coinvolgimento carnale in una pizzeria.
Nelle pareti della pizzeria troviamo i manifesti del Rosso Antico e del Brancamenta mentre nella stanza da letto su un mobiletto una bottiglia di Carpano e una di Punt & Mes mentre echeggia il motivo Io ti sento di Marisa Sannia.




Una festa di Carnevale in una scalcinata trattoria per pianificare la morte del sordomuto spicca una bottiglia enorme di Nastro azzurro
e una volta rientrati a casa preparare un ordigno artigianale con filo elettrico collegato con una latta di miscela Esso posizionata sul terrazzo.

Una buona domenica a tutti e a presto per un nuovo (si fa per dire) film…

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anche l’arma di squitieri è il solito campionario di pejo punt e mes J&B fernet e cinzano (quest’ultimo radiopubblicizzato al min 9’35’’ circa) così ricorsivi - per non dire onnipresenti - che ormai non mi sembra neanche più il caso di segnalarli, ma riserva anche almeno 3 sorprese inedite o scarsamente spinte: attorno al 30° minuto e mezzo, guardate un po’ che epico e mitico logo fa capolino a centro immagine per una manciata di secs:

6-7 minuti dopo è la volta di un prodotto/marchio che credevo fosse ancora di là da venire nel 1978. guardate a sinistra:

è infine la volta (55’29") di un’allora marca egemone di sigarette, credo oggi scomparsa:

lo stesso discorso per i liquori lo applico a la polizia è al cervizio del cittadino? e li salto a piè pari per privilegiare invece queste tre belle cosine:

min 5’57", alla faccia del divieto di incitare al vizio del fumo, voilà:

che nella mia più o meno breve parentesi da tabagista ricordavo ottime per digerire

62’21" e la conchiglia motrice sia con voi:

apparizione dolciaria infine in un ending invero amarissimo al min 93’48’':

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per l’uomo della strada fa giustizia, due marchi inconsueti, entrambi sul finire del film:

e la lattina di fanta qua versione vintage del 74

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MILANO ODIA LA POLIZIA NON PUO’ SPARARE (UMBERTO LENZI) 1974

Dalla splendida idea di Ernesto Gastaldi, diretta da Umberto Lenzi e le musiche scritte da Ennio Morricone e orchestrate da Bruno Nicolai nasce questo splendido poliziottesco.
Già a pochi secondi dei titoli di testa compare il primo logo pubblicitario.
Si tratta dell’insegna del distributore di benzina BP.

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Giulio Sacchi (Tomas Milian) guida la macchina composta da una serie di “scagnozzi” che “lavorano” per Maione (proprietario di una sala giochi) che saranno impegnati, travisati con delle maschere di gomma, assaltare una banca.
La rapina ha un inatteso incidente di percorso: un “ghisa” che era intento a multare le macchine in sosta vietata nota anche la macchina dei rapinatori, il Sacchi perde il controllo dei nervi e lo uccide e ne scaturisce un rocambolesco inseguimento con diverse pattuglie della polizia ed ad uno dei tanti incroci e incidenti troviamo le reclame nell’insegna di un bar, dell’aperitivo milanese per eccellenza, il Campari e su un ponte ferroviario quella della Motta


Dopo il pestaggio per il colpo non riuscito, Sacchi, nullafacente passa le sue giornate in un bar di periferia con i suoi “amici” e qui ci troviamo ad una tripletta: Sigarette HB, i Gelati Besana e la pubblicità stradale della San Pellegrino

Giulio sta escogitando un rapimento (ha pensato alla figlia del principale della fidanzata. Mentre al tavolo Vittorio (Gino Santercole) ha ordinato una bottiglietta di Coca Cola.

Ci troviamo in un piccolo boschetto dove il terzetto dei rapinatori, con un colpo di fortuna, vedono arrivare in auto Marilù (Laura Belli) e il suo fidanzato Gianni (Lorenzo Piani) per un momento di intimità: Carmine (Ray Lovelock il più comprensivo) dei tre vuole tirarsi indietro, ma ahimè non può più farlo e per guadagnare un briciolo di cattiveria e autostima gli viene offerta una pasticca dal Sacchi e un sorso di whisky (riconoscibilissima la bottiglia del Ballantines)

Viene ucciso Gianni e la figlia del Commendator Porrino scappa chiedendo aiuto in una villa dove viene raggiunta dal terzetto: stavolta è Vittorio che cerca la giusta adrenalina traccannando del brandy direttamente dalla bottiglia Reneè Briand

Il film si articola, come ben sapete, con numerosi colpi di scena, con marchi e reclame inquadrati molto velocemente, fino a quasi il finale del film quando il commissario Grandi (Henry Silva) si ricorda di un particolare e si reca dalla questura per raggiungere il suo appartamento in periferia
Sacchi osserva le mosse del Grandi e qui per magia ritroviamo dei loghi pubblicitari Rosso Antico attaccato su un manifesto di un tram dell’ATM

nel retro del taxi Cynar
e durante la corsa troviamo attaccato alle pareti di un bar il logo della Coca Cola

e probabilmente ed innavertitamente un furgoncino che trasportava latticini Invernizzina e il del formaggino Milione della ditta Invernizzi

E sempre durante la corsa tra il taxi e la volante, allo stop di un semaforo a Corso Vercelli vediamo per diversi secondi il marchio della Coin.

Una buona domenica a tutti…

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Da ACCADDE AL COMMISSARIATO:
La FIAT 1100 appena ritirata dal commissario Nino Taranto e appena rubata a Carlo Romano che va a fare la denuncia. Va detto che la macchina ha un discreto ‘ruolo’ nell’economia del film visto che il suo nome viene ripetuto a più riprese.


Le pastiglie Valda che Taranto finisce per regalare all’eterno affamato del cinema italiano: Alberto Sorrentino:

La Leocrema prodotta dalla Chlorodont alle spalle di Chiari.

Yogurt Yomo accanto a Sordi, ma in questo caso potrebbe essere casuale:

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Da Nel sole abbiamo soprattutto la Spigadoro (che, e non lo sapevo, faceva anche il riso). Poi Invernizzi e Negroni. E infine la pasta Cirio: prodotto di cui non ero a conoscenza. Inoltre Franco cita il Cynar.

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dai titoli di testa di colpo di fulmine, un colpo di fulmine che ci ha realmente riguardato tutti: lei, la mitica coccoina e il suo orgasmico aroma cianidrico di mandorle zuccherine e fecola di patate:

poco più avanti, nei nevrastenici zapping di tognazzi, si può udire quasi per intero lo spot di ughetta, la bambola che ti abbraccia:

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Il defunto Momento Sera da Audace colpo dei soliti ignoti

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