Gannibal (2022) [JP]

territori come entità corrotte, comunità isolate ermetiche e ambigue che vivono di fideistiche tradizioni silenzi segreti, rituali fonte/giustificazione di orrore sia latente che manifesto, un protagonista estraneo che ne scombussola gli equilibri scavando sotto le superfici mettendo a rischio se stesso e tutta la propria famiglia, primitivismo e metafisica, la provincia che da sfondo diventa grammatica, il villaggio che declina il corpo e la carne come archivio, la comunità come sintassi chiusa che difende la propria coerenza divorando l’altro fino all’autofagocitosi. insomma, girard e levi-strauss con la motosega e sotto ketamina, un insieme di haiku che addentano come un glycera

signori, qui si riscrive lecteralmente la storia della sovranità delle serie tv. siamo a vertici di bellezza, potenza e corposità-complessità estetiche e narrativa I N E S P R I M I B I L I. mai vista prima in una serie tv una così costante concentrata e granitica qualità stratosferica da festival di cannes (elevata al cubo e oltre nella seconda stagione, qua e là invero un po’ ostica). compendia e centrifuga (e a tratti supera, anche) tutto il meglio del cinema nipponico/orientale, da ozu a miike, dai due kurosawa a sion sono, da kaneto shindo a hiroshi teshigahara, da shiraiashii a kitano, passando per tutto e dicasi TUTTO il folk horror da wicker man a oggi (non solo nel/del cinema ma nelle stesse serie: dark, yellojackets, fortitude, the terror, midnight mass, sharp objects, top of the lake, the third eye) ma anche la solenne visionarietà di aster, eggers, wheatley e del primo fincher.

enigmatica folle macabra inquietante straniante sospesa astratta e matericamente eccessiva (quasi dalle parti di un doestoevskij in un certo deviato senso) come solo in giappone sanno essere: a tratti ricorda di traverso anche i peggio maccosa? e i ribaltamenti prospettico-narrativi delle cime gemelle e fa davvero riconsiderare la propensione al consumo affrettato e vorace: ipercondensata e narrativamente spaccatesta, ipergravida di linee narrative che si interfacciano, intersecano, accavallano e ribaltano di continuo, dispiega in maniera talvolta intricata e macchinosa i secolari alberi generalogici di due casate (nella migliore tradizione shogun), si può quindi immaginare la soglia di attenzione richiesta e a che rischi di overload o ictus conduca un binge (in alcuni punti mi sono dovuto fermare e ritracciare certe dinamiche con carta e penna per non perdermi e anche così procedendo sono un po’ andato in confusione nel tirare le fila in alcuni frangenti). ma si è anche enormemente ripagati con inattese impennate ritmiche di action e horror che lasciano pietrificati e soprattutto con due incredibilissime puntate di fila che di botto dirompono in un delirio inesasuto di quasi un’ora di brutalità e violenza da apnea impensabili in una serie prodotta, incredibile dictu, dalla disney (che ha comunque imposto la sublimazione degli eccessi iper-tortureporn del manga da cui è distillato, ma ciò non significa che quanto a scabrosità ed efferatezza si scherzi o si vada sul leggero) e soprattutto vi innamorerete sicuramente di mashiro (la purezza bambina fatta personaggio capace di affezionarsi ai peggio mostri perché “soffrono anche loro”) e la vorrete sempre con voi.

ma cosa che più conta in una serie da intraprendere, è autoconclusiva (so far). 15 eps in due sole stagioni che sembrano 20 di micidiale overdose di bellezza. se c’è un difetto è proprio che ti abitua troppo bene a questo incomparabile livello di scrittura e poi te ne lascia orfano. ma è un rischio che invito tutti a correre.

@ˈfəʊnibəˈləʊni non so in quali rapporti tu sia con le serie tv, ma secondo me questa devi assolutamente vederla, ti si deccappotterà l’ipotalamo!

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