L'Italia in pigiama - Costumi sessuali delle tribù italiane (Guido Guerrasio, 1977)

A dispetto del titolo, che a mio parere non promette molto, c’è parecchia carne al fuoco.
Ho apprezzato soprattutto la commistione tra il carattere volutamente provinciale degli episodi narrati e dei personaggi messi in scena e la volontà di mostrare cose “oltre il limite” tipica dei modo erotici più tardivi, che spesso andavano a pescare le loro immagini shock negli angoli più remoti del pianeta (questo intento è sottolineato efficacemente dal sottotitolo del film - le cose più bizzarre non c’è bisogno di cercarle chissà dove, le puoi trovare proprio dietro l’angolo). Gradevole e divertente per gli occhi dello spettatore di oggi il melange tra documentaristico e ricostruito, per un film inchiesta che, come al solito, col prestesto di mostrare e denunciare le caratteristiche più salienti e “incresciose” dei costumi sessuali del belpaese, si gongola nell’offrire allo spettatore avido di spurcellamenti un bel po’ di ruspante e pecoreccio materiale a sfondo sessuale. Tanti episodi particolari e divertenti, che almeno in parte fotografano in modo efficace e sincero caratteristiche salienti del modo in cui il sesso ed i suoi tabù erano percepiti all’epoca.
La volontà di shockare e colpire lo spettatore, comune a diversi episodi e siparietti, ha il suo culmine nella sequenza dedicata all’operazione del cambio di sesso, che effettivamente fa una certa impressione.
Ma il film è un po’ tutto sopra le righe, pieno di momenti esagerati e grotteschi (come la punizione della “strega”, che viene legata sul dorso della scrofa mentre il verro si accoppia con essa, o l’episodio del puttanone obeso che va a letto contemporaneamente con sette o otto ragazzotti di paese in cerca di emozioni forti).
Si segnala Tano Cimarosa nel ruolo di un padre incestuoso che approfitta delle grazie della figlia impersonata dalla Zoccheddu, tanto cara al nostro A.N.
Da vedere, molto entertaining, risate garantite.

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