Cortometraggi preferiti

In generale, detesto i cortometraggi, perché raramente, a mio avviso, riescono a sviluppare davvero una storia: nel migliore dei casi offrono immagini sperimentali, nel peggiore si limitano ad aneddoti poco significativi. Li considero utili soprattutto come esercizio per farsi le osse nella regia, aspettando di passare a progetti più strutturati, ma da spettatore faccio molta fatica a trovarvi un reale interesse.

E poi vi sono le eccezioni: al Sadique Master di quest’anno ho acquistato un DVD contenente vari corti proiettati durante le prime edizioni, li ho trovati molto meno estremi del previsto e putroppo brutti abbastanza da confermare la mia poca predisposizione per questo formato, ma ve ne era uno che mi ha sorpreso molto e che parecchio apprezzato:
Night of living sluts di Mathieu Morel, che in 9 minuti compone un blob infantile e depravato difficile da scordare!

E mi sono ricordato anche di un altro corto che, in epoca universitaria quando avevo cercato di forzarmi ad amare questo genere di video, mi aveva non poco impressionato:
Psy-show di Marina de Van, con un folle psicologo!

E voi aprezzate i cortometraggi in generale? Ve ne sono alcuni che vi hanno segnato?

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Sono d’accordo solo parzialmente, oltretutto avendo fatto parte per anni dello staff di un festival di corti non potrebbe essere altrimenti.

È vero che il format cortometraggio è estremamente abusato. Il problema a mio avviso è diventato progressivamente più ingente man mano che le tecnologie diventavano sempre più economiche e smart da utilizzare. Da quando fare un film è diventato un processo poco costoso e tecnicamente accessibile ai più, ecco che un sacco di gente impreparata e/o piena di sé si è lanciata nel cortometraggio, col risultato di ottenere una saturazione. Attualmente è pienissimo di short movies piuttosto simili tra loro e che non hanno molto da dire. È leggittimo esprimersi tramite la settima arte come divertissement, ma prima di mettere in circolazione le proprie “opere” uno dovrebbe avere una visione globale e capire se il film potrebbe davvero avere dei motivi di interesse per un pubblico più ampio oppure no. Questo spesso non accade.
Ed anche nel caso dei corti che hanno dietro una produzione, molte volte si tratta di opere scarsamente interessanti, con pochi elementi di originalità o dal significato poco pregnante. È che si tratta molto spesso di piccole realtà giovani che vogliono emergere e cercano di avere visibilità, anche se le loro opere non sono ancora sufficientemente mature.
Negli ultimi anni fare le selezioni dei film da inserire in concorso al festival è diventato un supplizio, perché per un corto buono devi sucartene 30 insulsi.

Questo però non vuol dire che il cortometraggio come format sia sbagliato, anzi.
Molto spesso mi ritrovo a vedere un lungo ed annoiarmi, e pensare che se quell’idea fosse stata condensata in 20, 30 o 40 minuti il film sarebbe stato una bomba.

Ti link qui di seguito alcuni corti che ho recensito su GdR:

Poi vabbé, ci sono un sacco di corti molto interessanti che venivano prodotti, girati e distribuiti in pellicola negli anni che furono, quando il cinema era ancora il Cinema con la C maiuscola.
Per non parlare dei corti un po’ sperimentali di autori di rottura come Van Bebber, Gaspar Noé, Buttgereit, la Bozzetto Film, etc etc

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Ha già risposto Frank e concordo.
Opere brutte ce n’erano anche prima, però ora con la facilità di poter realizzare un corto, anche tramite uno smartphone, c’è troppa mediocrità.

E a ciò si aggiungono festival che alimentano queste produzioni, accettandoli.

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A proposito di corti sperimentali, come non citare C’était un rendez-vous di Lelouch?

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In ambito horror, corti che apprezzo ce ne sono. Penso al Liver di Federico Greco (2009); a Versipellis, di Donatello della Pepa (2011); a un altro corto di Federico Greco, Nuit Americhèn (2013); Langliena, di Emiliano Ranzani (2009). In ambito fantastico, più in generale, segnalerei pure il divertentissimo Ratavoloira, di Giulio Cavallini (2022), parodia piemontese dei cinecomix davvero ben fatta ed esilarante (lo trovate sul Tubo, credo che anche gli altri lavori da me citati fra Youtube e Vimeo siano reperibili con facilità).

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eccome. per me hanno il medesimo diritto di cittadinanza e importanza dei lunghi e dei mediometraggi, per un elenco di motivi che trasformerebbe questo post nel sequel della bibbia. detestarli significa correre il rischio di obliterare per proprietà transitiva i film a episodi, che altro non sono che antologie di corti - ed è tra questi che si trovano i miei predilettissimi di sempre, due titoli su tutti e per primi: adrenaline e creepshow.

la lista di quelli che mi mandano oltre l’iperuranio sarebbe chilometrica, per questioni di cuore e di tempo la restringo per ora a tutti i brevilinei di plympton e di svankmajer (e dei quay bros, che discendono da svanky)

e poi non posso non citare tutti i corti dada più spiritati o quelle forsennate veglie occultiste dell’immagine che rispondono ai nomi di brackhage e del tellurico tscherkassky, che sono veri e propri psicotropi

poi chiaramente the alphabet di lynch e schwechater di kubelka

un corto narrativamente notevole è, per esasperazione stilistica, il francese argent content, un acrobatico heist su pattini a rotelle che lascia esterrefatti per sbalorditiva dimestichezza del mezzo

se devo chiamare in causa il corto di tutta una vita, una vera ossessione droga preghiera, è stato - e continua a essere - il malinconicissimo, medianico e ipnagogico brentano di castellucci a cavallo tra witkin e bresson

ma insomma la lista sarebbe davvero chilometrica, senza contare che per propaggine andrebbero tirati dentro anche moltissimi cartoni e spot pubblicitari che sono a tutti gli effetti cine-elzeviri.

per le restanti questioni sollevate, è vero che una narrazione compressa e condensata di uno shottino di 10’ richiede più acume e techné di una serie tv o di un film di due ore, ed è ancor più vero che da tre lustrri almeno i festival di corti son diventati faccenda per tafazzisti d.o.c. dove per tre corti notevolissimi e un’esigua manciata di discrete carinerie si rischiano prolassi scrotali devastanti. ma intanto si son scoperti, anche se a carissimo prezzo testicolare, tre possibili nuovi autori di belle speranze e promesse che valgono il golgotha.

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Le due bamboline rosse (Alessandro Ingargiola, 1996). Pura devozione argentiana :star_struck: :kitchen_knife:

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Grazie di tutti i consigli, me li sto annotando, anche se la lista é bella lunga (ma almeno durano poco :wink: )!

Vedo che sono in netta minoranza tra i non stimatori del formato corto!

Primo dei recuperi, che conferma il mio scarso entusiasmo verso queste opere: mi sembra un po’ una goliardata tra amici e poi di gente che scorrazza in moto all’alba o al tramonto ad una velocità folle, quando vivevo vicino a Gare de Lyon, ne vedevo/sentivo a bizzeffe!

Non desisterò!

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per l’italia trovai una chicca anche il pranzo onirico, anche se forse rivisto oggi non reggerebbe la prova del tempo

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