In un quartiere periferico di Roma cade un meteorite che contiene una forma di vita aliena che inizia ad utilizzare i residenti come ospiti. Scatta allora la resistenza.
Non ho ancora visto quest’ultima produzione della Gualano della quale ho adorato l’opera prima Psychomentary ed ho aperto il thread intanto per chiedervi se sia stato distribuito fuori Roma.
Per i fuori porta, Tiburtino III è uno dei quartieri pasoliniani ben raccontato in Diario di un maestro di Vittorio De Seta. La scelta non è casuale. La Gualano è foggiana ma abita lì nei dintorni.
Inizio a pensare che ci sia ancora vita nel cinema di genere italiano.
Luna Gualano si conferma essere una che ha diverse cose da dire. Scrive (con Emiliano Rubbi) e dirige questa commedia popolare sci-fi che secondo me funziona nonostante sia un mix di topoi caratteristici dei generi toccati e quindi correva il rischio di dare l’effetto deja-vu.
Tutto sommato è abbastanza un inedito nella filmografia dell’artista foggiana del tiburtino e si respirano forti le atmosfere dei Manetti Bros che effettivamente partecipano in veste di produttori.
Il cast è azzeccato con una menzione particolare per l’influencer stupidina Sveva Mariani ed il giovane caratterista Federico Majorana nel ruolo di Panettone che ricorda un po’ il Secco di Zerocalcare.
Diverse citazioni, alcune esplicite come le uova da dove esce l’ospite, altre più subliminali come quella mostrata nel trailer in cui Paolo Calabrese si rivolge a Pannofino chiedendogli “ma io e te non ci siamo già visti?” che secondo me è un riferimento a Boris.
Si sorride e qualche volte si ride di gusto. In generale il film non ha cali di tensione anche se chiaramente non è perfetto (secondo me alcuni tempi potevano essere gestiti un pelino meglio) ma è tanta roba.
Io forse sono stato coinvolto un po’ di più perchè ho riconosciuto tutte le location che ho bazzicato più volte e poi c’è la gag che mi ha spaccato e cioè quando Bannò per liberarsi degli alieni cerca di far infuriare lo spacciatore al quale doveva dare soldi gridandogli “sempre lazio merda!”
Tornando all’inizio, c’è vita nel cinema italiano ma non c’è coraggio nei distributori. Non ho ricevuto risposta alla domanda se questo film fosse stato distribuito anche fuori Roma. Qui lo è stato poco e male eppure la piccola sala dove sono stato oggi era discretamente piena nonostante stessimo ormai alla terza settimana dall’uscita. Ho però appreso che è uscito fuori anche dal Raccordo Anulare, seppur a macchia di leopardo, e con un buonissimo riscontro in termini di gradimento.
La mia ultima visione cinematografica della periferia romana era ormai insudiciata da Suburra e Favolacce, questa guerra del Tiburtino III ha dato una bella rinfrescata, comunque in un barlume di candida ignoranza mi sono chiesto… ma come terzo? Ci sono anche l’1 e il 2?
Tornando al film bellissimo, uno di quei consigli di @King_Ghidorah da prendere e mettere in tasca, il film scorre come melassa e le risate non mancano, le citazioni sono ben contestualizzate, confermo anche io che prodotti come questo riportano fiducia e un bel respiro nel cinema di genere.
Carini e davvero ben fatti i pochi ma essenziali effetti speciali, omaggi a Faculty ma soprattutto a Dimensione Terrore.
Assolutamente da vedere.
Tranquillo, non è ignoranza. Io stesso per anni mi sono fatto la stessa domanda perchè a Roma non esistono il Tiburtino I e II. In realtà l’ex borgata di origine fascista, destinata nel 1936 ad accogliere baraccati e sfollati dagli sventramenti del centro, ha mantenuto uno dei nomi che era previsto nel piano regolatore dell’epoca che nell’espansione ad est citava tre lottizzazioni. Uno dei nomi perchè per un periodo si era deciso di chiamare l’insediamento Pietralata II così come un altro dei nomi con cui Tiburtino III era conosciuto, ed è anche quello più usato attualmente, è Santa Maria del Soccorso.
Carina questa versione dell’invasione degli ultracorpi all’amatriciana.
Sponsorizzatami da @King_Ghidorah, quest’opera della Gualano riesce ad essere un po’ meno evidentemente schierata rispetto ai suoi lavori precedenti (penso in particolare a Go Home) pur continuando a mantenere in filigrana dei messaggi politici. Ne risulta un film d’intrattenimento spensierato ma che al contempo ha diversi elementi, se non di denuncia, quanto meno di critica sociale.
Mi è piaciuto molto il personaggio di Calabresi, che da vero istrione sa calarsi perfettamente nei panni della sua identità di finzione, fosse anche, come in questo caso, la regina delle larve aliene.
Diverse le trovate divertenti, quella che più mi è piaciuta è il riferimento al culto di Padre Pio e la spasmodica ricerca del frate di Pietrelcina .
Ben fatti gli effetti speciali e buoni i ritmi, che rendono il film una pellicola dinamica priva di momenti morti.
Non si capisce perché non si possano produrre più film di questo genere in Italia, sono prodotti che funzionano e che immagino possano essere venduti bene anche all’estero.