https://www.imdb.com/it/title/tt37598381/
ricordate l’era pleistocenica dei collezionisti carbonari di vhs uncanny e matte in fondo al culo, in cui ai più zelanti sherlockiani capitavano a volte per caso altre per scelta nastri UFO che si aveva quasi paura di avere ben occultati in casa, delle quali era quasi impensabile dragare background e rastrellare notizie che non fossero frammentarie e soggette a continue controverifiche e disamine, come chessò i primi due guinea pig o i manufatti magnetici degli SPK o first transmission?
erano vere, erano farlocche, era legale averle, chi le aveva realizzate e a che pro, che target avevano, rientravano o no d’ufficio nell’ambito dello snuff?
ci si cadeva dentro con tutte le scarpe un po’ perché eravamo lontani dalla possibilità di rapide verifiche in rete, un po’ perché a meno di essere parecchio accorti e navigati o pedanti, l’indecidibilità di quanto si aveva davanti dettava legge e un po’ perché eravamo giovani e morbosetti e ci piaceva prendere come assolutamente veri certi miti e baubau del sottobosco filmico.
la sto prendendo così larga per premettere una cosa che almeno per me è ovvia da far schifo, cioè che nel 2026, dopo che tutto è stato sottoposto a sguaiato essoterismo o che viene passato al pettine in tempo reale e che il metacinema è diventato un genere all’ammazzacaffè, un’ingenuità spettatoriale e una verginità di sguardo simili (e annessi scandali, misteri, rumours, equivoci in cui son caduti in tempi non sospetti anche forze dell’ordine e uomini di legge) non è più possibile, a partire dal fatto che la trovi nel surface web dove di norma la roba illegale non fa capolino (e dove comunque fino a neanche tre lustri fa viaggiavano in prima classe anche necro-siti come rotten e ogrish che ti spadellavano le videomalefatte dei maniaci ucraini o di magnotta e dove non è difficile nemmeno procacciarsi i tre famigerati MDPOPE).
evidenetemente per chi si prodiga in metaoperazioni di questo tipo, tale premessa non deve essere altrettanto ovvia e nella loro testa il mondo è ancora popolato di boccaloni.
premesso doverosamente ciò, entriamo nella ciccia: per chi ancora non ne ha abbastanza del V/H/S-franchise (oggi al suo nono capitolo e tre spinoff di riporto), arriva - ce ne fosse il gran bisogno - un suo format collaterale, il cui wraparound prende le mosse formali e sostanziali proprio di uno dei casi sopra citati, vale a dire quanto architettato dal TOPY con tutt’altre mire estetiche e intenti programmatici. dovrei qui introdurre ai non addetti di che si trattava e siccome è una faccenda che meriterebbe un lunghissimo topic a sé, la faccio brevissima: una sorta di fuori orario ante litteram recapitabile a domicilio (perlopiù agli adepti del tempio della gioventù psichica), ma estremamente più scoppiato e controverso nei contenuti, tanto da finire nell’occhio del ciclone della satanic panic, con raid di scotland yard in casa del fondatore, costretto all’autoesilio americano): il film de quo inizia proprio come iniziava thee first transmissions, con la silhouette, su sfondo di glitch visivi e monoscopi guastati da errato tracking, di un anonimo caronte (l’equivalente dei voice-offers dei mondo-movies, per capirci) che introduce che stiamo per vedere un incredibile assemblaggio di cose dell’altro mondo che noi umani corriamo a nasconderci, la cui provenienza è ignota, i cui autori sono ignoti e i contenuti compromettenti e disturbanti, nella migliore delle ipotesi strani forte e a ogni modo suppostamente illeciti e da tenere lontano dalla portata dei bambini, dei genitori e degli schizzinosi, quanto segue è a nostro rischio e pericolo e tutti i blablabla che abbiamo sentito mille volte. con la differenza che in FT non c’erano questi trigger-disclaimer, ma letture dei manifesti della “setta” (il boogey-anchorman era nientemeno che derek jarman) e non avevi assolutamente idea di cosa ti sarebbe capitato dopo. vabè, questa la carrellata:
nel primo segmento ritroviamo una vecchia conoscenza divenuta instant cult: l’harvey che cuciva voluttuosamente bocche e culi in full sequence, che nel giro di due minuti riprende a fare quel che sa fare meglio ma che qui ha la peggio - e soprattutto la mano che dirige non ha neanche il mignolo di quella di tom six. e scappa fuori il primo di non pochi evabbè.
cereal man sembra giocarsela a dadi con i due squirmfest e i summenzionati MDPOPE, ma sembra soltanto perché dura giusto il tempo di far pipì, a seconda di quanta ne fate anche meno, quindi come altro chiosare se non con un boh di 60 decibel?
il segmento dopo (the beast) rincorre di nuovo il mistero dei luoghi ctoni più inesplorati, al cui fondo troviamo una bocca della verità che riserva una simpatica sorpresa assai barkeriana che non rivelerò. interessante e realizzato niente male quanto a f/x e scenografia/location, ma è anch’esso una scheggia senza costrutto e soprattutto non fa capire come, a rigore, abbia fatto il cameraman a restar vivo e/o la vhs a essere reperita.
a seguire, una roba indefinibile e mezza demenziale che mi ha ricordato un casino mondo boiazzo dello zio tolo, dopodiché sullo sfondo di un monoscopio disturbato udiamo la voce di qualcuno che ci mette al corrente di trovarsi in una backroom che è, di nuovo, barkeriana, ma di altro, a parte supporre che non sta per fare una gran bella fine, non c’è. e siamo al quarto vabbè.
è quindi la volta dello spot di un misterioso canale pirata alla videodrome, del quale ci viene squadernato il bizzarrissimo broadcasting, un crossfade di sesamo apriti che flirta coi creepypasta e docu-veritè su bambini scomparsi, torturati e uccisi. è indubbiamente il segmento che nell’essenza più si avvicina alle 4 ore del topy, ed è anche il più strutturalmente articolato quanto a sistema narrativo. se non l’avessi visto dentro quello che so essere un film ma in una reale raccolta anonima di manufatti assurdi, non nego che mi avrebbe parecchio disturbato e che forse mi sarei anche quell’attimo cacato sotto. purtroppo è dentro un sistema di evidente finzione che ha attori riconoscibili, editing e trucchi postproduttivi molto scaltri (per quanto: non ricordo così sporchi e glitchati i vari guinea pig etc, al limite bassamente qualitativi per il loro essere copie di terza generazione), titoli di coda e una pagina imdb che non lascia il minimo spazio al beneficio del brivido, a meno di essere particolarmente suggestionabili. posso dunque limitarmi a dire che è l’operazione più intelligente e a buon tasso di credibilità del lotto, che nell’economia dell’insieme non è nemmeno poca cosa.
si zompa quindi a una roba a tutto marciume e squallore che pare diretta a sei mani dal dora di carcinoma, nacho cerdà e phil stevens e chissà perché non mi stupirò di trovare proprio quest’ultimo nel lotto dei registi che si sono cimentati qua dentro.
gli fa seguito l’affondo più esteticamente wow che risolleva un po’ l’occhio che vuole la sua parte: una claymation malatissima e rasente il torture porn che pare concepita da una versione nosocomiale dei fratelli quay patrocinati da tippets e screamerclautz.
e per non farci mancare niente e sparare ancora più fumo negli occhi c’è pure spazio intercalativo per fakespots delle linee erotiche notturne per come venivano realizzate a metà anni 90. la domanda è: mapperché?
dopodiché, habemus:
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un’incursione swat al sangue nel covo di un simil-dahmer
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la magione divenuta maledetta durante la notte di halloween investigata dalla solita troupe scettica che ci lascia la buccia
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due scocomerati che usano un uomo legato a un palo per giocare a freccette (sic!)
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una suora che fa a pezzi due lesbiche con una motosega (arisic!)
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uno snuff vero come una banconota da 750 euro ma i cui f/x ce la metton tutta per farci credere che lo sia
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il ritorno delle erotic lines notturne che in realtà sono… no, non ve lo dico, scopritelo da voi.
riappare quindi la sagoma nera a darci il badge per essere arrivati fino a fine nastro e darci appuntamento alla prossima mandata a effetto. sipario. titoli di coda dove apprendiamo che produce tal gareth evans, per non saper leggere né scrivere.
anche a freddo, non so mica bene cosa pensare e che senso ultimo hanno oggi cose del genere dato che a meno di tenerle anonime non ci crede neanche un undicenne, ma non nego che in un paio di occasioni timbro e firma ce li ho messi. fate un po’ voi.