American Horror Story (2011)

quasi finito (meno -2 eps) apocalypse: se la settima iniziava demmerda per quasi (quasi eh) migliorare al fotofinish degli ultimi 3-4 episodi, qua l’incazzatura è duplice se non quadruplice perché inizia alla grandissima (primi due episodi bomba, anche letteralmente sul fronte narrativo), per poi peggiorare inarrestabilmente da un episodio all’altro.

la confezione è sempre prelibata con forma extralusso (e alcuni momenti molto alti, come il flashback action della bates versione mossad), ma sul piano della scrittura siamo davvero al facepalming continuo: alla partenza equilibrata che faceva ben sperare in un the day aftter sovrannaturale, si succede un giocare di sovraccumulo e vampirizzazioni e autocannibalizzazioni che manda la godibilità in tilt (peraltro impossibile capirlo bene se non si ha una salda memoria della prima, terza e quinta stagione), gli scripters quasi ci godono a fare la stropicciata cartolina della serie e a saltare ogni squalo, segno che le idee sono proprio finite e quelle poche belline in piedi non si sa come amminìstrarle.

si parte a cavallo tra nuke movies e mad max (con fotografia e atmosfere da silent hill per gli esterni e barry lyndon per gli interni) e grande “evvai!” a 150 db per il ripristino in qualità di bad bitches di kathy bathes e jessica lange (ma soprattutto il repechage - purtroppo breve - di una joan collins che fa il verso alla dunaway/crawford di mammina cara). poi i richiami-innesto a hotel e soprattutto alla terza stagione prendono il sopravvento e qualcosa si guasta sempre più irreperabilmente, grazie a un flashback la palingenesi diventa ex abrupto una faccenda agonica tra stregoni e maghe magonze e soprattutto un’imbarazzante pantomima di charmed misto elvira misto eastwick senza più milieu dopobombesco e con le soliti insopportabile menate sovratestuali tra patriarcato vs emancipazione femminile che hanno davvero ridotto i testicoli in coriandoli e una stucchevolezza che passa ogni misura con la gitana bianca canterina (manca solo mary poppins, massignorepietà!) - ma non ci vengano risparmiati nemmeno grossi bocconi rimasticati della prima stagione (che già di suo era un bric-a-brac di tutti gli haunted house finiti su schermo, da shining a changeling, dalla saga amityville a sentinel), specie nell’immaginario BDSM-kinkygay (che rispolvera pure relax dei FGTH) e nel sesto episodio che è una vera e propria reimmersione in murder house così che ci portiamo a casa il superfiller (però quella jessicona gedeona…beh…)

dopo arriva pure strombazzata col megafono la saga omen (con particolare predilezione sul terzo capitolo) e il mondo dei robot, con tanto di revisionismo arbitrario su anton szandor la vey tratteggiato esattamente come lo sventravergini che non era e non è mai stato neanche per scherzo e un papa legba che è l’anello mancante tra slash e marilyn manson e con la sbronza intertestuale abbiamo finito. mentre a fronte del presagio a non arrivare affatto è il disagio, vien quasi voglia di rivalutare cult ed è davvero tutto un dire.

non nego la carineria delle 7 prove magiche stilisticamente convertite nell’era del muto (stagione 4 anyone?) e soprattuttissimo grande emozione nel vedere/ascoltare spirits in the material world dei police finalmente calata in un contesto horror, praticamente il mio sogno bagnato di sempre da quando acquistai, bimbo, ghost in the machine.

per tutto il resto, e al netto del gran finale che devo ancora vedere, se anche le prossime 4 sono così ditemelo che non ci perdo più tempo.