Black Mirror (Charlie Brooker, 2011- )

Avevo iniziato anche io con la signora che dopo il primo episodio con il maiale ha cortesemente ma fermamente declinato qualsiasi invito a proseguirne la visione…

E’ chiaro che non mi aspetto leggerezza da BM ma, sarà anche l’età, spararmi una successione di episodi piuttosto opprimenti (sottolineo: successione di episodi, non un film) non mi dà piacere e quindi non ho motivo per approfondire.
Com’è ovvio, è una posizione strettamente personale e non rileva la qualità o meno della serie.

2 Mi Piace

@King_Ghidorah capisco il tuo punto, con l’età si abbassano sempre più difese spettatoriali, e gli scenari in cui siamo immersi non facilitano la catarsi con prodotti di questo tipo (che non credo intendano essere liberatori, e vivaddio). se da sci-fi lover vuoi spostarti su qualcosa di analogo ma di molto più cha cha cha, permettimi di dirottarti sulla fantascienza animata di love death robots, più sgagiotta e ironica (per quanto non manchino cose tetre e sangriente). le prime 3 stagioni son niagara di crema chantilly (la quarta già presenta non pochi cedimenti, ma ha i suoi pinnacoli) con adattamenti da ballard, gibson, sterling, asimov e lansdale (e scusate se ho detto micropeni) e soprattutto la durata degli episodi (tra i 4 e i 20’ l’uno) permette un binge tutt’altro che defatigante.

ho intanto ripercorso l’ep 5, va via bene ma non è niente per cui prostrarsi adoranti verso la mecca.

1 Mi Piace

Concordo ed infatti me la sono divorata come una fritturina di pesce fresco sul molo di Fiumicino…

3 Mi Piace

La mia ignoranza mi ha permesso imbattermi solo oggi nel Sistema di Credito Sociale che si sta imbastendo da tempo (almeno nelle intenzioni) nella simpatica Repubblica Popolare Cinese.
E il fatto che ciò sia avvenuto a pochi giorni dalla visione della prima puntata della terza stagione le dona una nuova luce direi, sempre per restare nel tema che la direzione in cui stiamo andando (dritti come treni) è tanto tristemente e banalmente scontata che non ci si stupisce di come sia stata già messa in scena in ormai molteplici rappresentazioni in tempi più o meno recenti.
Con le ovvie approssimazioni e similitudini, ma sostanzialmente analoghe nel concetto.

1 Mi Piace

coperta con ampia soddisfazione anche la quarta stagione, sebbene certe coordinate inizino quel pelo a essere ricorsive e ripetitive - una su tutte: la coscienza trasferibile in realtà virtuali o sliding door alternative, peraltro non proprio un’idea letterariamente e cinematograficamente nata negli anni 10’, che vara l’episodio apripista uss callister, riproponendo ascisse e ordinate di tron e facendo di trigonometrica virtù citando la startrekosfera, con despota/villain protagonista il jesse plemons della quinta stagione di breaking bad (todd, anyone?), qui paurosamente inquartato e fintamente paciocco. sempre da BB ritroviamo anche aaron paul prestavoce. carino forte ma lontano dalla nequizia che prende corpo dal secondo episodio in poi.

si prende infatti una pericolosa quota da iperossemia con arkangel (firmato da jodie foster nientemeno), dove la neurotrasmettività viene sfruttata per una sorta di olistico parental control da parte del genitore apprensivo, con annesso brusco rovescio della medaglia che sarà, nemmen dirlo, da tragenda di quelle brutte andante.

crocodile è del lotto l’episodio più tetro spietato e nero di una notte senza stelle, quelli per i quali king ghidorah spegnerebbe prima di poter dire cha cha cha. qua la coscienza inscatolata e virtualmente teletrasmessa è a benefico uso detection per risolvere truffe assicurative, ma finirà con lo scatenare un domino di decessi à la fargo della serie volontà contro destino + non voglio uccidere ma devo assolutamente, e senza un milligrammo dell’umorismo dei coen, che non risparmia neanche i neonati. davvero una botta paurosa che per un po’ di tempo a ultimata visione ti resta addosso come la rogna.

la romance section giunge con hang the DJ, che rivoluziona tinder e le app di incontri così come le abbiamo conosciute finora, forzando gli iscritti a enne storie random con impostazione temporale preordinata e a vivere la vita prigionieri della ricerca coartata dell’anima gemella perfetta, rendendo più profumata la rosa che non si è potuta cogliere. è l’episodio con più evidente sensibilità femminile, quindi immaginate che sorpresona saperlo diretto da timothy “stegman” van patten (del resto non nuovo alla regia di serie tv e qui davvero in superbolla)

il quinto, metalhead, è adrenalina a tracimanti fiumi: 41’, 35 dei quali a tutta azione e macelleria non necessariamente ancillari a un messaggio. si discosta dal fil rouge della coscienza trasferellata e anche della più o meno larvata critica tecnofobica a favore dell’avvenimento puro. che tradotto significa una sorta di enorme zecca di silicio animatronica a cavallo tra terminator e predator pressoché indistruttibile, che prende d’assalto e cinge d’assedio un manipolo di sciacalli alla mad max che tentano di appropriarsi di una scatola il cui contenuto, rivelato nel solo finale, lascerà basiti. anche in questa pillola di cianuro in bianco e nero possiamo da subito fare ciao ciao con la manina a ogni sfumatura di speranza.

si chiude come di consueto con l’episodio king size che sono praticamente tre storie in una, o meglio due storie che sommate daranno vita alla terza, con l’escamotage del museo degli orrori a fare da wraparound. gli orrori de quo sono quelli che abbiamo già conosciuto negli allora avvenirismi di brainstorm, strange days e dreamscape: inizialmente vengono convertiti in esprit barkeriano (col dolore che diventa una faccenda edonistica da neocenobiti), quindi in qualcosa che pare il punto di scontro tra solaris e linea mortale e infine in sadismo a gettone (e non dico altro per evitare spoiler, dico solo che sarà impossibile non pensare per almeno un istante a sotto shock). nella terza tranche purtroppo si fa largo a gomitate la prevedibilità del twist, ma pazienza, è comunque strutturato e scritto da semidio e si scivola sull’olio.

vediamo se la quinta si tiene sempre su questi encomiabili livelli.

3 Mi Piace

Ti seguo da lontano in affanno, vista ieri sera la S2E03 (quella dei videogiochi horror)
Sempre interessante e livello mediamente alto, però devo essere sincero mi piacerebbe che qulcuna, non dico molte ma qualcuna, avesse una parvenza di lieto fine.
Insomma ammetto di sentire un po l’effetto citato in precedenza da @King_Ghidorah. Certo la visione dilatata nelle settimane mi sta aiutando a sopportarlo

1 Mi Piace

in ogni stagione c’è sempre un episodio romance, nella seconda è il quarto, che è una sorta di ibridazione dell’espisodio spielberghiano de ai confini della realtà e gli umori da nostalgia canaglia di stranger things. è il più positivo per quel che il contesto consente, ma ti garantirà gioia nell’anima e volto rigato da lacrime di commozione. ma ocio ocio yes yes che prima ti tocca in sorte un terzo che è la sprangata più letale del sestetto (è sufficiente ricordare che alla consolle c’è il watkins di eden lake in gran spolvero). d’accordo che in linea di massima è un format che non ci va leggero e sottile ma parlare di sopportazione mi sembra un po’ eccessivo, quanto meno presumendo che avrai indubbiamente esperienze più dure disperate e buie nel tuo storico filmico.

1 Mi Piace

saltato a piè pari bandersnatch per totale disinteresse modale, eccomi salito al quinto piano, con 3 episodi superiori ai canonici 50’ ma di poco inferiori agli 80. a quello romance spetta stavolta aprire le danze, sostanzialmente galeotto è l’update di un MOBA neuronale che arriva a mettere in crisi coppia, amicizia e orientamento sessuale nel giro di una sola partita con sorprese per tutti. il terzo anticipa più o meno quello che vedremo realizzato col chuckymetro a stecca in m3gan, coniugando controversie dei nascenti giocattoli IA al vuoto esistenziale da colmare tra contest di danza e idolatria per pop star manipolate dai discografici. dire di più è spoiler. questi due vanno via simpatici, ma - per la gioia e il sollievo di @Lollauser e @King_Ghidorah - con molta meno asprezza e nequizia rispetto alle stagioni precedenti, riservando addirittura un semi-happyending il primo e un h.e. a tutti gli effetti il terzo.

provvede il secondo, che è una sorta di quel pomeriggio di un giorno da cani con obbiettivo zuckerberg (banca dati, ma sempre banca dati è) al posto del vil danaro, e a tenderci i nervi fin quasi a strapparli e non fare sconti a nessuno con un finale aperto che, comunque lo si voglia interpretare, è fatto di cazzi poco zuccherati.
complessivamente niente male, ma sembra che prima di realizzarla abbiano concluso un breainstorming chiosando “forse con le altre 4 abbiamo esagerato”. speriamo in una rimonta umorale col botto nella sesta.

1 Mi Piace

devo discostarmi dall’amareggiata e delusa severità di @JerryDrake (anche in seno alla quinta stagione, al cui interno c’è un episodio centrale devastante) perché trovando a monte giusto e consequenziale che l’asse tematico si incrini di parecchi gradi (sia perché ribambare autisticamente sempre lo stesso concetto di stagione in stagione e di episodio in episodio alla lunghissima fracassa le nespole anche allo spettatore da esso più ossessionato/appassionato sia perché ormai siamo allo scacco matto per cui non c’è quasi più tecno-distopia profetizzabile: il futuro è obsoleto o nella migliore delle ipotesi è uguale al presente che è uguale al passato), a me questa sorta di parziale fuga da sé del format e dall’usurato tema tecnocratico/tecnofobico non è spiaciuta, anzi devo dire che forse la puntata più fedele all’imprinting sci-fi è anche quella che meno mi ha esaltato del lotto, proprio per il suo ributtarla per l’ennesima sul teletrasporto psichico o dell’anima nel gioco non più nuovo da un pezzo dello scambio corporeo (aaron paul resta però trionfale quando c’è da secernere afflizione e val da solo la tratta).

in generale, per 3/4 circa dei 5 episodi la staffetta passa di mano al consumo bisogno mito delle immagini e del loro scavalcare una realtà sempre sopra o sottovalutata, obsoleti o futuribili che siano i dispositivi, qui più mezzi che fine (o La Fine): in tal senso genialissimo e spassosissimo il meta-matrioskale metaversale primo episodio, del quale nulla svelo se non l’autosfottò di forma sigla dinamiche netflixiane che troveremo anche nel secondo e occhiolinato di volata nel quarto. è forse quello con più tendenza a ridere di sé (quando finisce il terrore, ha inizio l’autoparodia) ma dicendoci sempre che sarebbe forse meglio continuare ad avere paura e non abbassare la guardia. salma hayek autoironicissima fondamentale. chi trova la serie asfissiante e ammorbante (non faccio più i soliti nomi) lo apprezzerà a mille, come credo gioirà anche del quinto, che per me saetta in cima alla top dei migliori di tutta la serie: una sorta di rilettura del faust in chiave semi-grindhouse che riprocessa gioie (il vintagismo 70’s e annesso immaginario) e tensioni (l’apparato thatcheriano e le sue possibili derive apocalittiche), prendendo d’infilata anche i dilemmi etici di king. e soprattutto, non si era mai visto un satanasso così irresistibilmente discopop e simpatico.
il quarto episodio porta dalle parti della fagia dell’obbiettivo fotografico e di ciò che riproduce - pagato molle d’oro a scatto, con un’inattesa svolta-rivalsa del rincorso oggetto da exploitare, che non spoilero.

in definitiva, dalla distopia possibile si passa a una fantasia orrorifica non replicabile su questo mondo, dall’avvenirismo alla trascendenza. non è quel gran male che sembra. a questo punto nessun dubbio che anche la settima lasci ben pasciuti.

2 Mi Piace